Sabato, 24 Agosto 2019
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SANTA SEDE

Caso Emanuela Orlandi, il Vaticano avvia un'inchiesta interna

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Emanuela Orlandi

La Segreteria di Stato vaticana ha "autorizzato l’apertura di indagini interne" sul caso di Emanuela Orlandi. E gli accertamenti sono già in «una fase operativa». Accertamenti che conducono anche a una tomba del cimitero teutonico che si trova oltre le mura vaticane, sulla quale, nei mesi scorsi, è giunta una segnalazione alla famiglia. E' un passaggio importante quello confermato dal legale degli Orlandi, Laura Sgrò. Nei giorni scorsi non le erano certo sfuggite le parole pronunciate dal promotore di giustizia del Tribunale vaticano, Gian Piero Milano, che a margine di un incontro pubblico aveva dichiarato che la Santa Sede si stava occupando della vicenda.

«Come legale dei familiari - dichiara - ho chiesto informazioni e ho avuto conferme ufficiali del fatto che tramite il tribunale e la gendarmeria vaticana sono state avviate le indagini. Gli accertamenti sono già in una fase operativa». «Una svolta dopo 35 anni di mancata collaborazione», commenta Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983.

Nei mesi scorsi Pietro e l’avvocato Sgrò hanno incontrato il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e presentato una serie di istanze. «Le richieste - spiega Pietro - riguardano le rogatorie non andate a buon fine, la possibilità che siano sentiti alcuni cardinali e anche Giancarlo Capaldo, il magistrato che ha indagato sulla scomparsa di Emanuela e nel 2012, contattato dal Vaticano, si recò a incontrare un autorevole prelato per una sorta di 'trattativà sul caso'». Tra i porporati indicati dai familiari di Emanuela, i cardinali Giovanni Battista Re, Eduardo Martinez Somalo, Angelo Sodano, Tarcisio Bertone.

Nell’istanza figura anche monsignor Pietro Vergari, ex rettore della chiesa romana di Sant'Apollinare, il cui nome è legato alla storia di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana, e alla sua sepoltura in quella chiesa: i suoi resti furono spostati di lì nel giugno 2012 quando proprio nell’ambito dell’inchiesta che la procura di Roma condusse sul caso Orlandi e un possibile ruolo della banda della Magliana, fu disposta l’analisi delle ossa custodite nella cripta. Nulla che riconducesse a Emanuela fu trovato.

Un copione che si è ripetuto di recente, dopo il ritrovamento a fine ottobre di resti ossei sotto la Nunziatura apostolica: gli scheletri risalivano al periodo romano. Ora le indagini avviate in Vaticano approderanno al piccolo cimitero teutonico, che circondato da palme e piante, sorge nel cortile del collegio omonimo, dentro le mura vaticane, zona extraterritoriale. L’estate scorsa l’avvocato Sgrò ricevette un messaggio: "Cercate dove indica l’angelo". Allegata, la foto della tomba, sulla quale pare ci sia chi si reca a pregare lasciando anche dei fiori. Il punto è che l’iscrizione funeraria riporta l'intitolazione alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe, nominato arcivescovo da papa Pio IX nel 1857, più di un secolo e mezzo fa.

Su questa segnalazione, la famiglia Orlandi e l’avvocato Sgrò - che già nei mesi scorsi, quando scoppiò il caso delle ossa in Nunziatura, avevano indicato indicato come proprio consulente il genetista Giorgio Portera, responsabile del laboratorio di Genetica Forense della Fondazione Filarete di Milano - mantengono i piedi saldamente per terra, confidando anche su altri elementi che l’indagine interna potrebbe far emergere. «Su quella tomba del cimitero teutonico da anni circolano voci in Vaticano - dice Pietro Orlandi -. Ma io non voglio che la aprano per farmi un favore, voglio che emerga la verità».

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