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Mafie, Lamorgese: 'ndrangheta la più pericolosa, cosa nostra in transizione

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Luciana Lamorgese, ministro dell'Interno

La 'ndrangheta resta l’organizzazione criminale «più pericolosa del nostro paese».

La conferma arriva dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che, in commissione Antimiafia, ha delineato le principali caratteristiche delle diverse mafie, sottolineando che «la questione mafiosa continua a rappresentare un peso per le nostre istituzioni e per il nostro sistema economico».

Dalle analisi degli investigatori emerge dunque che la 'ndrangheta ha ormai il «primato mondiale del narcotraffico», sottolinea il ministro, ed è in grado di condizionare pesantemente appalti pubblici e ambienti politici, sia nei territori d’origine sia in quei luoghi dove si è infiltrata, in Italia e all’estero.

Quanto all’organizzazione, la 'ndrangheta resta una «struttura verticale su base territoriale e articolata su più livelli, le cui strategie dipendono dalle decisioni prese da un’apposita commissione». Cosa nostra, invece, «sta vivendo un periodo di transizione» dopo i «duri colpi dello Stato dai quali è uscita ridimensionata».

Ma nonostante ciò, dice il titolare del Viminale, «resta tuttora un’organizzazione pervasiva, dinamica e pericolosa» con interessi su sanità, rifiuti, comparto agroalimentare grande distribuzione, energie rinnovabili e turismo, oltre ai settori tradizionali su cui da sempre le cosche hanno messo le mani: edilizia, movimento terra e attività estrattiva.

Meno solida, ma non meno pericolosa, è invece la camorra, che presenta una struttura «fluida e frammentata», con diversi gruppi radicati sul territorio e «insidiose collusioni» con la pubblica amministrazione. Quanto all’azione dello Stato, il ministro ha sottolineato che nel 2019 sono stati arrestati 45 latitanti di cui cinque appartenenti a cosa nostra, 11 alla 'ndrangheta e 20 alla camorra.

I testimoni e collaboratori di giustizia protetti sono invece 5.607 di cui 52 testimoni, 1.119 collaboratori e 4.257 familiari tra cui 1.779 minori. «È necessario portare avanti un intervento sociale volto a promuovere uno sviluppo stabile di quelle terre - dice Lamorgese - serve prevenzione sociale, educazione alla legalità, rifiuto del sistema mafioso».

«Quei territori non vanno abbandonati ma presidiati dalle energie migliori che lo Stato ha a disposizione, è questo il vero argine» alle mafie. L’impegno dello Stato ha prodotto «eccellenti risultati» ma questo, conclude il ministro, non è sufficiente a far venire meno la priorità assoluta che la sconfitta della mafia riveste per l'Italia».

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