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CORONAVIRUS

Covid: finalmente arrivano le "linee guida" per le cure a casa

Sarà una scala a punti a definire lo stato del paziente Covid gestito al domicilio dal medico di famiglia: basata su precisi parametri, consentirà di dividere i pazienti in tre categorie di rischio.

Sarà una scala a punti a definire lo stato del paziente Covid gestito al domicilio dal medico di famiglia: basata su precisi parametri, consentirà di dividere i pazienti in tre categorie di rischio. La novità è prevista nella circolare del ministero della Salute, pubblicata oggi, per la 'gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SarsCov2', che fornisce a medici e pediatri delle linee guida per la cura a casa di questi pazienti, dai farmaci da utilizzare all’indicazione delle situazioni in cui si raccomanda una visita diretta da parte del medico. Le raccomandazioni si riferiscono alla gestione farmacologica in ambito domiciliare dei casi lievi di Covid-19 e si applicano sia ai casi confermati sia a quelli probabili. Ad oggi i pazienti Covid al domicilio hanno superato quota 750mila.

La nuova scala per  quantificare la gravità del quadro clinico

Un ruolo importante avrà dunque la nuova scala: definita Mews (Modified early warning score), servirà a quantificare la gravità del quadro clinico del paziente Covid al domicilio e la sua evoluzione. L’instabilità clinica è correlata nella scala all’alterazione dei parametri fisiologici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura, livello di coscienza, saturazione di ossigeno) e permette di identificare il rischio di un rapido peggioramento clinico o di morte. Attraverso la scala Mews, i pazienti vengono quindi stratificati in 3 gruppi di rischio: basso/stabile (score 0-2); medio/instabile (score 3-4); alto/critico (score 5). La valutazione dei parametri «al momento della diagnosi di infezione e il monitoraggio quotidiano, anche attraverso approccio telefonico, soprattutto nei pazienti sintomatici lievi è fondamentale poiché - si legge nella circolare - circa il 10-15% dei casi lievi progredisce verso forme severe». Precise le indicazioni su come gestire la cura a casa: misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno (che non deve essere sotto il 92%) tramite saturimetri, trattamenti sintomatici (paracetamolo), appropriate idratazione e nutrizione e l'avvertenza di non modificare terapie croniche in atto per altre patologie, in quanto si rischierebbe di provocare aggravamenti di condizioni preesistenti.

I farmaci consigliati e quelli da non utilizzare

Rispetto ai farmaci cui fare riferimento, si raccomanda di non utilizzare routinariamente corticosteroidi (raccomandati solo nei soggetti gravi che necessitano di supplementazione di ossigeno); non utilizzare eparina (l'uso è indicato solo nei soggetti immobilizzati per l’infezione in atto); non utilizzare antibiotici (il loro eventuale uso è da riservare solo in presenza di sintomatologia febbrile persistente per oltre 72 ore o ogni qualvolta in cui il quadro clinico ponga il fondato sospetto di una sovrapposizione batterica). Si indica inoltre di non utilizzare idrossiclorochina, «la cui efficacia non è stata confermata in alcuno degli studi clinici fino ad ora condotti». Si raccomanda anche di non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell’ambiente. La circolare sottolinea poi che «non esistono, ad oggi, evidenze solide di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo per questa indicazione non è, quindi, raccomandato».

"Finalmente i medici hanno indicazioni univoche"

Per gestire il paziente, si sottolinea, fondamentale è la collaborazione con le Unità speciali di continuità assistenziale Usca che effettuano l’assistenza al domicilio. Tuttavia, afferma la circolare, nelle situazioni di aggravamento del paziente è «largamente raccomandabile che, in presenza di adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale, i medici e i pediatri, anche integrati nelle Usca, possano garantire una diretta valutazione dell’assistito attraverso l'esecuzione di visite domiciliari». Positivo il commento del segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti: «Finalmente i medici hanno indicazioni univoche e un punto di riferimento unico, ma si tratta di un documento da tenere sotto sorveglianza e in aggiornamento continuo qualora - conclude - ci fossero nuove evidenze scientifiche». E per il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomeo), Filippo Anelli, «è stato riconosciuto il ruolo cruciale del medico di Medicina Generale e del pediatra di libera scelta».

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