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Papa Francesco accetta le dimissioni del vescovo di Ragusa Carmelo Cuttitta

Lo rende noto il bollettino della sala stampa del Vaticano. La Santa Sede ha nominato padre Roberto Asta già vicario generale della Diocesi di Ragusa, quale amministratore per la diocesi in attesa di individuare un nuovo vescovo. Monsignor Cuttitta, 58 anni, era stato nominato vescovo di Ragusa il 7 ottobre 2015.
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Mons. Carmelo Cuttitta

Papa Francesco ha accettato le dimissioni da vescovo di Ragusa di monsignor Carmelo Cuttitta. Lo rende noto il bollettino della sala stampa del Vaticano. La Santa Sede ha nominato padre Roberto Asta già vicario generale della Diocesi di Ragusa, quale amministratore per la diocesi in attesa di individuare un nuovo vescovo. Monsignor Cuttitta, 58 anni, era stato nominato vescovo di Ragusa il 7 ottobre 2015.

Allievo e amico di Padre Puglisi

Allievo e amico sin da quando era ragazzino, di 3P, padre Pino Puglisi, il parroco ucciso dalla mafia, dichiarato martire della fede e beato, monsignor Carmelo Cuttitta, 58 anni, dimessosi dalla guida pastorale della diocesi di Ragusa per gravi motivi di salute, è nato a Godrano, in provincia di Palermo, il 24 marzo 1962. Proprio a Godrano, Puglisi è stato parroco per diversi anni, molto vicino ai giovani e alle famiglie, tentando la via della riconciliazione in un tessuto frantumato anche dalle faide mafiose. Risale a quegli anni la conoscenza affettuosa tra i due, poi proseguita e approfondita nelle fasi di crescita, discernimento e scelta vocazionale.
In una intervista a Famiglia Cristiana, ne ricordava la figura che ha condizionato poi il suo essere sacerdote: «Ho conosciuto padre Puglisi all’età di otto anni, quando venne a Godrano, nell’ottobre del 1970, dove rimase fino al 1978. Ci ha affascinati tutti: ragazzi, giovani, adulti. Godrano era un piccolo paese rurale ed era la prima volta che vedevamo un sacerdote senza talare, u parrìnu chi càvusi (un prete con i pantaloni). Questa presenza così diversa, il vederlo in mezzo alla strada, visitare la gente, affettuoso e immediato con le persone, mi colpì molto. Aveva, oltre all’immediatezza, anche la capacità di coinvolgere». E ancora: «Credo che la mia vocazione sia maturata proprio da questa mediazione umana. La vocazione nasce dal Signore ma credo che padre Pino, la sua figura di sacerdote, abbia inciso molto nella mia vita. Avevo 16 anni e parlai con lui di quanto iniziavo a percepire. Se io non lo avessi incontrato e non lo avessi avuto come parroco, forse la mia vocazione non si sarebbe sviluppata. Credo che sia cresciuta proprio guardando lui, che dedicava tutto il suo tempo agli altri e che, soprattutto, aveva questa dimensione di fede e di vita: non solo come dono di Dio, ma la vita come dono per gli altri».

"Mai rinunciare alla speranza"

Nei suoi vari interventi, monsignor Cuttita ha spesso invitato ad «accogliere la sfida della speranza» che «vuol dire voler essere veramente umani. Rinunciarvi è rinunciare alla vita». La speranza «è dono: non significa certo ignorare lo sforzo che essa esige: sperare non è la semplice dilatazione del desiderio, ma l’orientare il cuore e la vita a una meta alta, che valga la pena di essere raggiunta, che però è raggiungibile solo a prezzo di uno sforzo serio, perseverante, onesto, capace di sostenere la fatica di un lungo cammino». E questo significa che la speranza implica, ha affermato in altri passaggi, uno sforzo solidale da parte di tutti, perchè sono evidenti «nel nostro contesto culturale, sociale ed economico, sempre più numerose, vulnerabilità, precarietà e fragilità». Sono tante le situazioni familiari, personali e lavorative, per Cuttitta, «riconducibili all’alveo delle povertà. La mancanza di un’adeguata prospettiva di lavoro, la perdita dello stesso, o le difficoltà nel mantenerlo, fanno sperimentare una sorta di annichilimento che ci stringe: pensiamo alla crisi agricola, alle coltivazioni e all’allevamento, alla crisi delle piccole e medie imprese, all’emigrazione giovanile...». Un ulteriore elemento negativo «è la frattura relazionale che determina crisi: manca la comunicazione, si creano solitudini, salta qualche passaggio nella catena di solidarietà e del mutuo aiuto. Se i fratelli non si parlano più, se vince l’indifferenza alle sorti altrui, se si genera sfiducia quando non ostilità, nascono nuovi poveri». Occorre, allora, una «conversione, un cambiamento di mentalità, tornare a Dio con tutto il cuore per ritrovare la fraternità delle nostre relazioni, dove nessuno è lasciato solo». Un nuovo e concreto «stile della fraternità», per «ritrovarci come Chiesa e popolo uniti e solidali».

Il vescovo ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica «San Giovanni Evangelista» di Palermo. Ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 10 gennaio 1987, per l’imposizione delle mani del cardinale Salvatore Pappalardo. Ha svolto, tra l’altro, gli incarichi di vice rettore del Seminario arcivescovile maggiore «San Mamiliano» (1987-1988); di assistente diocesano dell’Azione cattolica giovani (1987-1995). Nel 2004 Cappellano di Sua Santità. Il 28 maggio 2007 nominato da Papa Benedetto XVI vescovo titolare di Novi e ausiliare dell’arcidiocesi di Palermo. Designato pastore della Diocesi di Ragusa il 7 ottobre 2015.

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