Mercoledì, 12 Maggio 2021
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IL NODO

Scuola, il rientro spaventa. I presidi: "Il Governo ci ripensi"

Test salivali rapidi agli studenti e vaccini in autunno anche ai bambini e ai ragazzi. Il Governo sta studiando le misure da mettere in campo per rendere più sicuro il rientro della totalità degli alunni in classe dal 26 aprile. Sulla data, che fa già tremare molti dirigenti scolastici e preoccupa diversi sindacati, nelle ultime ore hanno espresso perplessità Regioni ed Enti locali, i quali nelle prossime ore incontreranno il Governo sul tema.

«Ci dovrà essere un mix di soluzioni che non dev'essere solo sul trasporto pubblico locale - avverte il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga - ma anche sull'organizzazione scolastica e sulle altre misure che prevedono una modulazione delle percentuali. Vogliamo trovare soluzioni ma bisogna raccontare la verità e dire fin dove è possibile arrivare, altrimenti si fanno danni. Meglio dire i limiti con chiarezza e serietà altrimenti non si risolvono i problemi». Tra le ipotesi sul tavolo, quella di orari scaglionati per le entrate negli istituti, mantenendo il 50% di presenza sui mezzi rispetto alla capienza. Oppure, per non rischiare di aumentare questa stessa percentuale, chiedere (anche se i tempi sarebbero troppo stretti) un potenziamento di mezzi e numero di personale. Anche il presidente dell’Associazione presidi del Lazio Mario Rusconi tuona: «La riapertura delle scuole del prossimo 26 aprile prevista dal governo con la presenza al 100% degli studenti delle superiori, più che un atto di fiducia verso la ripresa, ci sembra un ulteriore scaricabarile degli amministratori verso i dirigenti scolastici». Sono tanti a pensarla allo stesso modo. La Flc Cgil chiede che il Governo rivaluti la scelta per la ripresa attività scolastiche in presenza al 100% dal 26 aprile e lavori concretamente per raggiungere l’obiettivo in sicurezza. «Ci troviamo davanti a un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali», afferma il segretario Francesco Sinopoli. «Per aprire le scuole c'è una volontà politica. Ma vediamo solo questa», sbotta Pino Turi (Uil).

Lo Snals guidato da Elvira Serafini ma anche la Cisl di Maddalena Gissi, fanno notare come sia stata sospesa la campagna vaccinale per il personale della scuola ma ci siano alcune regioni che non hanno raggiunto neppure il minimo delle vaccinazioni. «Siamo alle soglie degli esami maturità: chiediamo che il personale commissioni abbia la seconda dose prima dell’avvio», hanno detto oggi, nel corso di due incontri che si sono tenuti con i responsabili del ministero dell’Istruzione. Tra gli altri temi, si è discusso anche del protocollo per la sicurezza in vista proprio degli esami di Stato che, salvo diverse indicazioni che arriveranno domani dal Comitato tecnico scientifico, sarà sul modello di quello dello scorso anno, che ha funzionato. Sulla situazione del trasporto pubblico locale, sindacati e presidi propongono: «Sarebbe opportuno lasciare alle scuole la possibilità di decidere la percentuale di ragazzi a cui far frequentare, per esempio il 75% in presenza, il resto lo decide la scuola», suggerisce il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli.

Il ministro Bianchi rassicura tutti: «La volontà del premier Draghi» di riportare tutti i ragazzi in presenza a scuola «vuole essere un segno importante che pone la scuola prima di tutto. Ed è una indicazione politica, nel senso più alto della parola, che diamo al Paese; i problemi li affronteremo, non siamo ciechi, né distratti, siamo gente che lavora». Bianchi non si sottrae neppure allo scottante tema del precariato: il prossimo anno scolastico rischia di aprirsi con oltre 200 mila cattedre a tempo determinato (anche quest’anno i numeri sono su questo ordine) a cui si sommano 80 mila docenti di sostegno e 25 mila prof che quest’anno andranno in pensione. Il ministro chiede alla maggioranza di fare sintesi: «Faccio appello al Parlamento, nessuno vuole sanatorie ma occorre individuare i percorsi», dice. Sul precariato, infatti, c'è uno scontro tra tra chi vuole privilegiare titoli e anzianità (Lega) e chi vuole che gli ingressi avvengano con i concorsi (M5S). Il tema reclutamento, di qui ai prossimi mesi, sarà presumibilmente un banco di prova complicato per il Governo.

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