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CORONAVIRUS

Gimbe: l'obbligo del mix di vaccini non stava in piedi, ha creato caos

Fare seconda dose per proteggersi meglio da variante Delta

«L'obbligo di eseguire una vaccinazione eterologa non stava in piedi. Infatti il Ministero ha deciso che, previo consenso informato, si può decidere di completare il ciclo con Astrazeneca. Ma si è creato anche stavolta un grande caos comunicativo». Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta" su Radio Cusano Campus, in merito alla decisione di rendere volontaria la scelta di eseguire un vaccino a mRna dopo aver fatto quello di AstraZeneca. Sul mix di vaccini anti-Covid, o vaccinazione eterologa, ha precisato Cartabellotta, «sono stati pubblicati 5 studi su un migliaio di pazienti che hanno dimostrato la stessa o addirittura una maggiore risposta immunitaria rispetto al ciclo di Astrazeneca, per quanto riguarda il numero di anticorpi. Però non sappiamo nulla dell’effetto del mix sul rischio di malattia grave e di decesso».

«Da parte mia - ha aggiunto - lancio un appello: vaccinatevi con la seconda dose, perché la prima dose non è sufficiente per proteggersi dalla variante Delta». Questa, infatti, è più contagiosa di circa il 50% di quella inglese, «al momento - ha concluso - non abbiamo grandi segnali di circolazione in Italia, ma bisogna dire che l’attività di sequenziamento che facciamo è minore rispetto a quella che fanno altri Paesi e ci sono differenze tra regioni».

Gimbe: obbligo mascherine all'aperto? Non si usano più

«Nonostante il mio atteggiamento prudenziale, credo che l’obbligo di mascherine all’aperto possa decadere. All’aperto abbiamo una minore probabilità di contagio, abbiamo il 53% della popolazione vaccinato con almeno una dose. All’aperto la mascherina può esserci utile se ci sono forme di assembramento o si è in un contesto in cui si parla, si canta». Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto ai microfoni della trasmissione L’Italia s'è desta, su Radio Cusano Campus, sottolineando: «dobbiamo anche essere pragmatici, i controlli non ci sono, la gente le mascherine se le toglie da sola, una settimana in più o una settimana in meno cambia poco». Di fatto il problema principale, ha sottolineato, è quello del mancato tracciamento. «In questo momento in cui il contagio è calato - ha detto Cartabellotta - dobbiamo potenziare tutte le strategie di tipo di sanitario, le normative sui parametri che determinano la zona bianca però scoraggiano il contact tracing. La cosa più saggia sarebbe introdurre un numero minimo standard di tamponi da effettuare per 100mila abitanti».

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