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Mozione per sciogliere Forza Nuova, scontro tra i partiti. Che cosa prevede la Costituzione

 Il presidente del Consiglio porta la solidarietà del governo alla Cgil e i partiti si scontrano sulla proposta di scioglimento di Forza Nuova, dopo la guerriglia tra manifestanti e Forze dell’ordine registrata a Roma sabato pomeriggio e l’assalto alla sede del sindacato di Corso d’Italia.

Il presidente del Consiglio porta la solidarietà del governo alla Cgil e i partiti si scontrano sulla proposta di scioglimento di Forza Nuova, dopo la guerriglia tra manifestanti e forze dell’ordine avvunuta a Roma sabato pomeriggio e l’assalto alla sede del sindacato di Corso d’Italia. Al suo arrivo nella sede della Confederazione, Mario Draghi è stato accolto da un lungo applauso dei dipendenti e dei dirigenti sindacali e dal segretario generale, Maurizio Landini, che lo ha accompagnato a visitare gli uffici devastati dai violenti. Il premier e Landini hanno avuto un colloquio durato oltre mezz'ora. «La sua visita ha un significato molto importante - ha detto Landini al termine dell’incontro - Draghi ha manifestato vicinanza e soprattutto l’impegno di tutte le istituzioni per impedire il ritorno a un passato che non vogliamo non ritorni». Un riferimento alle nuove norme sui cortei che Palazzo Chigi sta ultimando.

Sulla stessa linea si sono mossi Iv e Psi: «Forza Nuova ha minacciato l’organizzazione di nuove manifestazioni di uguale tenore nei prossimi giorni. Nessun episodio di violenza può essere tollerato», si legge nel documento firmato da Riccardo Nencini e Davide Faraone che «invita il governo ad assumere gli atti necessari per provvedere rapidamente allo scioglimento» del gruppo. Fratelli d’Italia ha criticato l’iniziativa e chiesto un intervento urgente in Parlamento del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per capire esattamente cosa è accaduto sabato nella Capitale e in altre città del Paese durante le manifestazioni organizzate per protestare contro l’introduzione dell’obbligo del green pass. «Il governo può già sciogliere le organizzazioni eversive - ha ricordato il capogruppo di FdI a Montecitorio, Francesco Lollobrigida - Perchè il Pd che ha governato negli ultimi dieci anni non lo ha fatto? Il governo se deve agire lo faccia».

Tra FdI e Pd è in atto un nuovo scontro sulle parole pronunciate dal vice segretario del Pd, Peppe Provenzano. «Ieri Meloni aveva un’occasione: tagliare i ponti con il mondo vicino al neofascismo, anche in FdI. Ma non l’ha fatto. Il luogo scelto (il palco neofranchista di Vox) e le parole usate sulla matrice perpetuano l’ambiguità che la pone fuori dall’arco democratico e repubblicano», ha scritto l’ex ministro del governo Conte II su Twitter scatenando la reazione dei parlamentari di Fratelli d’Italia e della diretta interessata. «Spero che Letta prenda subito le distanze da queste gravissime affermazioni che rivelano la vera intenzione della sinistra: fare fuori Fratelli d’Italia. O forse i toni da regime totalitario usati dal suo vice rappresentano la linea del Pd? Aspettiamo risposte», ha affermato Giorgia Meloni. Immediata la replica sui social dell’esponente del Partito democratico: «Nessuno si sogna di dire che FdI è fuori dall’arco parlamentare o che vada sciolta. Ma con l’ambiguità nel condannare la matrice fascista si sottrae all’unità necessaria forze dem. Sostengano di sciogliere Forza Nuova».

Intanto il Partito democratico e Italia Viva con il Psi hanno depositato delle mozioni alla Camera e al Senato per chiedere all’esecutivo di agire tempestivamente contro Forza Nuova, movimento «di chiaro stampa neofascista», e «di tutte le formazioni che si richiamano al fascismo». Le capigruppo dem, Simona Malpezzi e Debora Serracchiani, hanno espresso l’auspicio che il documento sia sottoscritto da «tutte le forze politiche autenticamente democratiche» e hanno annunciato che chiederanno in conferenza dei capigruppo una rapida calendarizzazione della mozione perchè, hanno spiegato, «è arrivato il momento di finirla con le ambiguità nei confronti del fascismo. Crediamo che qualunque forza politica che ambisca a governare il Paese debba sottoscrivere, senza se e senza ma, questo atto parlamentare che non fa altro che ribadire ciò che è scritto a chiare lettere nella Costituzione: la nostra Repubblica è antifascista».

Fdi: su scioglimento di Foza Nuova decidano i giudici

«La magistratura italiana e la nostre leggi prevedono già quali siano gli elementi e le norme per agire nei confronti di queste associazioni. Non spetta a me sostituirmi agli inquirenti nè alla magistratura. Noi siamo il partito della legalità, siamo contro ciò che contrasta con la legge ma non spetta a me decidere, la Costituzione assegna questo diritto dovere alla magistratura». Così il capogruppo alla Camera di FdI, Francesco Lollobrigida commentando con l’Ansa la mozione per lo scioglimento di Fn presentata dal Pd Emanuele Fiano.

 

Il giorno dopo l'assalto alla sede nazionale della Cgil e i disordini nel centro storico della capitale i militanti di Forza Nuova tornano a farsi sentire contro il Green pass con una nota diffusa sul proprio canale Telegram sottolinenado che "il popolo ha alzato il livello dello scontro e non si fermerà".

I fatti di Roma dello scorso sabato, con l’assalto alla sede nazionale della Cgil guidato dai militanti di Forza Nuova, hanno portato alla presentazione di diverse mozioni in Senato, da parte di Pd, Psi e Iv, per lo scioglimento dell’organizzazione politica di estrema destra. Motivazione, l’accusa di riorganizzazione del partito fascista, vietata dalla Costituzione italiana.

Scioglimento di Forza Nuova? I casi precedenti e cosa prevede la Costituzione

Molteplici sono i precedenti di questo tipo nella storia repubblicana. Il primo caso risale al 21 novembre 1973. Ad essere sciolto – per mano dell’allora ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani – fu il Movimento politico Ordine Nuovo, formazione di estrema destra extraparlamentare fondata 4 anni prima sulla base di un Centro studi che aveva invece avviato i suoi lavori nel 1956. I dirigenti di Ordine Nuovo furono accusati di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista, in un processo avviato nel giugno 1973. I principali militanti ordinovisti subirono pesanti condanne, che fecero optare il ministro Taviani per lo scioglimento.

Il secondo caso di scioglimento riguarda Avanguardia Nazionale, altra formazione di estrema destra extraparlamentare. La decisione fu presa dal Ministero dell’Interno l’8 giugno 1976 dopo che il 5 giugno dello stesso anno il Tribunale di Roma aveva condannato gran parte dei dirigenti e degli attivisti della formazione politica per ricostituzione del Partito Fascista. Il leader di Avanguardia Nazionale, Adriano Tilgher, in una conferenza stampa il 7 giugno annunciò lui stesso lo scioglimento dell’organizzazione, poche ore prima che il Viminale comunicasse la sua decisione.

Ultimo caso è quello del Fronte Nazionale, movimento di estrema destra fondata nel 1990 da Franco Freda, ex membro di Ordine Nuovo e protagonista di diversi episodi legati alla ‘strategia della tensione’ tra gli anni Sessanta e Settanta. La formazione era attiva principalmente nel contrasto all’immigrazione. Lo scioglimento in questo caso avvenne il 9 novembre del 2000.

LA NORMATIVA – La possibilità di scioglimento di organizzazioni che intendano ricostituire il Partito Nazionale Fascista è prevista dalla Costituzione, nello specifico sulla base della 12esima disposizione transitoria e finale. Questa limita l’articolo 49 della Carta, ovvero il diritto per tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

A rafforzare il dettato della 12esima disposizione, attuandolo, è stata poi la legge Scelba del 20 giugno 1952 in materia di apologia del fascismo. Le legge mirava a sanzionare chiunque facesse propaganda “per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione” del disciolto Partito Fascista, così come chiunque pubblicamente esaltasse “esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

Ai sensi dell’articolo 1 della legge Scelba, si spiega che la riorganizzazione del Partito Fascista si configura “quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

Pertanto come da art. 3 della legge Scelba (poi sostituito dall’art.9 della legge 152/75, nota anche come ‘legge Reale’) “qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministero per l’Interno, sentito il Consiglio dei Ministri, può ordinare lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione, del movimento o del gruppo”. Inoltre, in casi straordinari di necessità e urgenza, il Governo può adottare il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto legge.

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