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STORIA INFINITA

Risarcimento da mezzo milione per un esproprio, stangata sul Comune di Catanzaro

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Dopo 44 anni di battaglie giudiziarie il Comune dovrà pagare quasi mezzo milione di euro per un terreno nella periferia nord della città. Una spesa imprevista che non potrà che pesare sulle casse di Palazzo De Nobili
Sicilia, Cronaca
Palazzo De Nobili sede del Comune di Catanzaro

Dopo 44 anni di battaglie giudiziarie il Comune dovrà pagare quasi mezzo milione di euro per un terreno nella periferia nord della città. Una spesa imprevista che non potrà che pesare sulle casse di Palazzo De Nobili.

Nel 1972 un terreno di 4mila metri quadri in contrada "Uccelluzzo" era stato occupato d'urgenza dall'amministrazione comunale per costruire una scuola. Trascorso il quinquennio dall'emissione del decreto prefettizio di occupazione, senza che fosse stato emesso alcun decreto di espropriazione, i proprietari del terreno si rivolsero al tribunale per chiedere il risarcimento del danno.

Nel 1981 arrivò la condanna per il Comune a pagare un risarcimento, di 157.960.000 di lire, oltre interessi. In appello la sentenza venne sostanzialmente confermata fu solo aumentato il risarcimento a oltre 170 milioni di lire. Nel 1985 la Cassazione cassò con rinvio quel verdetto.

Ritenne che la Corte d'appello, nel determinare il valore dei singoli lotti del terreno irreversibilmente trasformato dalla pubblica amministrazione, non avesse spiegato se in quel valore dovessero ritenersi incluse od escluse le necessarie spese per le opere di urbanizzazione, che i proprietari avrebbero pur sempre dovuto affrontare, se avessero voluto destinare il loro fondo all'edificazione.

La causa venne riassunta dai danneggiati dinanzi alla Corte d'appello di Reggio Calabria.  Questa nel 2018 ridusse il risarcimento, in particolare, detrasse dal credito risarcitorio come stimato dal Tribunale il presumibile importo degli oneri di urbanizzazione che le proprietarie avrebbero dovuto comunque pagare se, mancando l'espropriazione, avessero deciso di edificare immobili sul proprio fondo. Stabilì quindi che l’importo da riconoscere era di poco di 63mila euro più interessi. Sentenza impugnata dai proprietari e portata di nuovo all’attenzione della Cassazione.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Catanzaro

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