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Siulm, le criticità di alcuni iscritti appartenenti al ruolo di marescialli nuovo iter

Il sindacato ha inviato una lettera al capo di stato maggiore dell’esercito, Pietro Serino

Il Sindacato Unitario Lavoratori Militari (SIULM) ha inviato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Pietro Serino, alcune riflessioni in merito alle implicazioni che sembrerebbero penalizzare in termini di stabilità familiare, di progressione di carriera e di trattamento economico, i Marescialli “Nuovo Iter” della Forza Armata Esercito, con particolare riferimento a coloro i quali vengono interessati all’alimentazione della linea di Comando dell’Area Scolastico Addestrativa, cioè il cosiddetto “progetto Osmosi”. Il Maresciallo definito “Nuovo Iter” è rappresentato dal sottufficiale che, tramite concorso pubblico e/o interno, accede alla Scuola Sottufficiali dell’Esercito. Al termine del percorso formativo triennale, viene impiegato in un reparto su tutto il territorio nazionale.

Successivamente al termine del quarto anno nella sede di prima assegnazione, una percentuale pari al 20-30% di ogni corso, viene reimpiegata presso gli Istituti di Formazione (Accademia Militare in Modena, la Scuola Sottufficiali dell’Esercito in Viterbo, R.A.V. (17° “Acqui” in Capua, 85° “Verona” in Montorio Veronese, 235° “Piceno” in Ascoli Piceno e 80° “Roma” in Cassino). Tale progetto funzionale all’efficienza dell’Esercito, tuttavia nasconde delle potenziali penalizzazioni per il personale interessato, quali:
• la preclusione a essere impiegato in operazioni nazionali e internazionali comportando una mancata acquisizione di esperienze professionali, di punteggi incrementali per le future richieste di assegnazione o per i concorsi per accedere alle categorie superiori, o anche ai fini dell’avanzamento “a scelta” ai gradi successivi;
• la mancata partecipazione ad eventuali corsi/aggiornamenti professionali/ricerca straordinaria di personale (es. forze speciali/organismi internazionali);
• l’impossibilità, durante questo periodo, di presentare eventuale istanza di trasferimento verso una sede gradita.
Inoltre, il sottufficiale è sottoposto a un numero di trasferimenti superiore (prima/dopo il progetto Osmosi), con potenziali ripercussioni sulla stabilità familiare legata all’incertezza del futuro.
Particolare menzione meritano poi le penalizzazioni in termini economici e di progressione di carriera subite dal personale in “Osmosi” presso l’Accademia Militare di Modena, (introdotto dal 2021) che non ricopre il ruolo di C.te di Plotone, ma quello di Istruttore di Procedimenti tecnico tattici.

Al termine del mandato triennale, i Marescialli “in uscita” dagli Istituti di Formazione vengono reimpiegati d’autorità o a domanda, presso le sedi ubicate su tutto il territorio nazionale. In tale sede, i Marescialli nonostante abbiano già effettuato tre trasferimenti nell’arco di sette anni, dovranno garantire soltanto una permanenza di soli due anni e mezzo nel nuovo reparto assegnato, poiché circa 10 anni dopo la prima assegnazione al termine del percorso formativo presso la SSE, è prevista l’effettuazione del Corso di Branca. Al termine di tale corso i Marescialli saranno sottoposti, per esigenze di Forza Armata a un ulteriore reimpiego, prioritariamente presso gli Organi Centrali/Comandi di Vertice della F.A.. Ciò comporta un ulteriore movimento per tutti i Marescialli “Nuovo Iter”, compresi quelli selezionati in precedenza nel Progetto “Osmosi”, che si ritrovano a effettuare il quarto trasferimento nell’arco di dieci anni.

Per mitigare tali criticità, con i provvedimenti adottati dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 27 febbraio al 26 agosto 2020, fu ipotizzato che “al termine dei prossimi corsi di branca, sarà valutata la possibilità di confermare ulteriore personale “Specialista di branca” presso i Rgt. di provenienza, così da garantire una sempre maggiore “continuità” all’interno delle unità e una adeguata trasmissione delle memorie storiche dei reparti.
Tuttavia una parte dei Marescialli “Nuovo Iter” al termine del Corso Staff, viene reimpiegata soprattutto presso gli Organi Centrali/ Comandi di Vertice, per un periodo vincolante minimo di quattro anni, ma che di fatto per molti può diventare un periodo indefinito, con ulteriore aggravio alla qualità della vita, per la stabilità familiare e le aspirazioni personali/professionali del singolo.
Per questo motivo, il Siulm condividendo le istanze dei propri iscritti e considerando che tali richieste non prevedono un intervento normativo ma una revisione delle procedure interne dell’Esercito, ha inviato una lettera al Capo di Stato Maggiore, Generale di Corpo d'Armata Pietro Serino contenente delle proposte di soluzione alla potenziale sperequazione segnalata. Confidiamo in un intervento autorevole del Capo di Stato Maggiore per addivenire a una soluzione dei problemi riscontrati.

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