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Ancora suicidi in carcere, le detenute di Torino scrivono al presidente Mattarella

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Dalla Sicilia all'intero stivale. Un filo comune. E siamo a 58 suicidi dietro le sbarre dall'inizio dell'anno. Nella tarda serata di sabato, un uomo di 34 anni, di origini marocchine, in attesa di giudizio, si è tolto la vita a Capanne. Solo poche ore prima, un 49enne era deceduto all'ospedale di Terni, in seguito agli atti di autolesionismo che si era procurato in cella. "Un conto è la certezza della pena e un conto sono le condizioni di esecuzioni della pena - sottolinea l'avvocato Giuseppe Caforio, garante dei detenuti dell'Umbria - Nell'ultimo caso, ad esempio, dovrebbe trattarsi di solitudine. Nelle carceri sono in aumento i suicidi, ma anche gli episodi di autolesionismo. Oltre, naturalmente, agli attacchi al personale penitenziario. Sono cambiate le vittime: prima i suicidi erano tra i "colletti bianchi", per così dire, ultracinquantenni, ora si tratta di ragazzi giovani, spesso stranieri, isolati e senza relazioni. Persone che hanno bisogno di un sostegno psicologico e che, magari, in carcere non ci dovrebbero stare, perché dovrebbero essere ospitati nelle Rems, struttura che in Umbria ancora non c'è".

Dalla casa circondariale "Le Vallette" di Torino, intanto, arriva una richiesta, direttamente scritta dalle detenute e indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché faccia qualcosa per migliorare la situazione carceraria.

A rendere noto il documento, il gruppo "Sbarre di Zucchero" nato dopo la morte di Donatela Hodo, che ha deciso di mettere fine alla sua giovane vita, inalando il gas di un fornelletto, lo scorso 2 agosto. E proprio "Sbarre", assieme alle detenute del carcere di Torino e di Montorio (dove si è tolta la vita Donatela), ha firmato la lettera indirizzata a Mattarella: "Siamo le detenute del carcere di Torino - si legge nella lettera - Ci rivolgiamo a lei, in quanto garante della Costituzione, chiedendole di riportare l'attenzione della classe politica sul rispetto della dignità e delle possibilità che la carta costituente sancisce per tutti i cittadini. Reclusi compresi. Questo sistema, penale e penitenziario, è fallimentare e genera recidiva e non reinserimento. È un sistema pieno di storture e diseguaglianza. In questo, riflette le stesse problematiche della società libera. Non c'è niente di più pericoloso del creare invidia sociale e conflitti tra gli ultimi. A noi, tutto ciò, appare gravissimo. Siamo un paese degradato per quanto riguarda i temi sociali e del rispetto dei diritti e delle libertà. Durante il discorso del suo giuramento, ha esportato il Parlamento e il Governo a riportare la centralità del diritto e le garanzie per la dignità di tutti al centro delle loro azioni. Non hanno ascoltato neppure lei che è il Presidente della Repubblica e tutto ciò è preoccupante!"

"Siamo le ex detenute, compagne di carcerazione di Donatella Hodo - scrivono le ragazze - suicida nella Casa Circondariale di Verona il 2 agosto scorso. In seguito al suo inspiegabile gesto, abbiamo deciso di aprire un gruppo fb dove raccontare la detenzione femminile, spesso dimenticata e poco considerata per gli esigui numeri. Il carcere è stato costruito da uomini per uomini, per contenerne la violenza, che poco ha a che fare con noi donne, abbiamo un affettività diversa, bisogni diversi, non smettiamo di essere madri, abbiamo bisogno di stare vicino alle famiglie, di poter fare colloqui con i figli, di poterli sentire maggiormente al telefono. I numerosi suicidi di questo anno sono la tangibilità di un non funzionamento dell'esecuzione penale.
Dell' inadeguatezza delle strutture, della poca presenza di educatori, psicologi, criminologi. Del bisogno di una maggior formazione del personale di Polizia penitenziaria che spesso si trova a dover fronteggiare situazioni a cui non è preparato. Chiediamo insieme alle ragazze del femminile del carcere Le Vallette di Torino, un suo intervento nell'attenzionare la classe politica alle disastrosa situazione in cui versano le carceri italiane. La detenzione deve essere rieducativa, riabilitativa, giusta e corretta, non umiliante e degradante, altrimenti diventa una scuola di delinquenza e si esce peggio di come si è entrati. Le ricordiamo che solo nella sezione femminile della Casa Circondariale di Verona Montorio, nell' ultimo anno vi sono stati due suicidi e due tentativi di suicidio . Ci rivolgiamo a Lei in quanto Garante della Costituzione Italiana, perché questa venga rispettata anche nelle carceri, perché si è detenuti ma non si smette di essere persone, e come tali degne di rispetto".

 

 

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