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La pugliese Sciarra presidente della Consulta, altra donna al vertice dopo la Cartabia: “Un privilegio”

A distanza di tre anni dall’esperienza di Marta Cartabia un’altra donna arriva al vertice della Corte costituzionale: è la giuslavorista Silvana Sciarra, 74 anni di Trani, che alla Consulta è stata nel 2014 la prima donna eletta dal Parlamento italiano, come lei stessa ricorda con «orgoglio». Ha vinto una sfida tutta al femminile con la più giovane collega amministrativista Daria De Pretis, 65 anni, che ha spaccato il collegio chiamato a scegliere il successore di Giuliano Amato. Un solo voto di scarto è stato decisivo: 8 sono andati a lei, 7 a De Pretis.
«Ho il privilegio di avere i capelli bianchi, forse la Corte ha voluto premiare il criterio della anzianità» spiega lei stessa dopo l’elezione, facendo intendere che è stato il fattore età alla fine a farla prevalere visto che entrambe avevano la stessa anzianità di servizio alla Consulta e assicurando il suo impegno per «rafforzare la collegialità», intesa come capacità di ascolto.
Lo fa nella tradizionale conferenza stampa, dove parte dai temi che le stanno più a cuore: i giovani che sono i «nostri principali interlocutori, coloro a cui vogliamo porgere la Costituzione"; l’ambiente, che è doveroso tutelare, dice mentre rivolge un pensiero alla popolazione delle Marche, colpita da "eventi drammatici"; i valori della «sobrietà, trasparenza e indipendenza» come «cuore» del lavoro della Corte. E poi ancora la «collaborazione» come stella polare nei rapporti con le istituzioni tutte, a partire dal Parlamento che, ricorda «la Corte ha sollecitato più volte a intervenire rinviando le proprie decisioni per consentirgli di esprimersi».
Tanti i temi sociali, affrontati in risposta alle sollecitazioni dei giornalisti. Parla del «dramma» dei tanti morti sui luoghi di lavoro e spiega che se le nostre leggi «sono già molto avanzate ma c'è una scarsa attenzione nell’attuarle nel modo migliore». Racconta di essere «sconvolta» dalle notizie sui femminicidi e osserva che forse «le risorse non sono abbastanza, forse i sistemi di tutela non sono abbastanza forti". Si sofferma sui suicidi in carcere, richiamando l’impegno della Corte a «garantire condizioni carcerarie compatibili con la dignità sancita dai principi costituzionali». Ragiona su donne e pari opportunità: «il modo migliore per far emergere le donne è offrire soprattutto alle giovani donne le stesse occasioni di crescita, allargare gli orizzonti, dare fiducia».
Non si sottrae neanche alle domande più politiche. «Ho fiducia nelle istituzioni. Non posso non averla, non posso pensare che se ci fosse una forte maggioranza non ci sarà attenzione al pluralismo. Me lo auguro fortemente», risponde a proposito dei timori che una maggioranza molto ampia potrebbe avere la tentazione di eleggersi da sola giudici costituzionali e consiglieri del Csm. E rassicura anche chi le chiede se pensa che chi andrà a governare rispetterà i paletti della Corte in materie delicate come l’immigrazione: «non ho motivo di credere che le indicazioni della Corte saranno ignorate».

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