Martedì, 31 Gennaio 2023
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Bufera Crisanti-Zaia sui tamponi, il prof. attacca: "Parole gravi, questo regime deve finire"

«Le dichiarazioni del governatore Zaia «sono molto gravi, testimoniano ancora l’intento intimidatorio nei miei confronti. Sono una persona onesta e incorruttibile, non mi sono mai piegato a compromessi. E quando, nell’ambito del contrasto alla pandemia, c'era da evidenziare ciò che non andava, l’ho sempre fatto». Lo dice il professor Andrea Crisanti, oggi senatore, in un’intervista al Corriere della Sera sullo scontro con Zaia sui test rapidi per il Covid. Crisanti è intervistato anche da Stampa e Fatto Quotidiano.

Al Corsera spiega di aver chiesto alla magistratura l’accesso agli atti dopo essere stato contattato da Report: «In altre telefonate il presidente del Veneto tradisce la responsabilità di aver orchestrato una campagna di diffamazione e discredito nei miei confronti, per liberarsi di me. Eppure ho lavorato per la Regione, prendendo posizioni decise proprio per salvaguardarla e nell’interesse dei pazienti». Sta valutando con un avvocato se si possa ravvisare un’ipotesi di reato: «se così fosse, inseguirò Zaia fine alla fine del mondo», «questo regime intimidatorio nel Veneto deve finire», aggiunge. Su La Stampa, Crisanti spiega di aver lasciato l’Università per sentirsi libero di denunciare, ma «le mie dimissioni non sono in polemica» con l’ateneo e i rettori.

«Agirò - aggiunge - verso chiunque sia responsabile di fatti penalmente rilevanti. Zaia compreso. Se i miei avvocati mi diranno che si possono concretizzare delle ipotesi di reato, lo inseguirò fino alla fine del mondo». Rischiamo oggi una nuova ondata di Covid? «No - risponde al Fatto -, a differenza della Cina noi siamo vaccinati. Ma se continua questa narrativa del governo, secondo cui devono vaccinarsi solo i fragili, da qui un anno e mezzo l’Italia sarà di nuovo vulnerabile. I pronto soccorso sono al collasso, la sanità dovrebbe ripartire da zero». Servono più soldi? «Sì, ma anche un cambio di mentalità e di governance, la sanità non può dipendere dai presidenti delle Regioni. E con l’autonomia differenziata sarà peggio», conclude.

 

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