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Anm pronta allo sciopero: "E' una cattiva riforma". Mobilitazione nazionale

Lo sciopero è praticamente assicurato, ma non ora, non in questo momento. Per protestare contro la «cattiva riforma» sulla separazione delle carriere, i magistrati attendono che il provvedimento arrivi in Parlamento e, solo allora, proclameranno ufficialmente l’astensione dal lavoro che, da quella che sembra essere la posizione del comitato direttivo centrale dell’Anm, potrà essere anche di più giorni. «Non c'è nessun tipo di riserva o cautela - spiega il presidente, Giuseppe Santalucia - perché è una riforma sbagliata che farà voltare pagina all’ordine giudiziario».

Nel frattempo, però, le toghe preparano una manifestazione nazionale e si dicono pronte a partecipare ad eventuali comitati in un eventuale referendum costituzionale. Il tutto accompagnato da una mobilitazione che toccherà la comunità civile, dalle università alle istituzioni europee. Così, come annunciato subito dopo l’approvazione del disegno di legge, dunque le toghe si preparano a scioperare senza, però, creare fratture che potrebbero rivelarsi insanabili, ma attendendo il momento giusto per far sentire la propria voce.

"Lo sciopero quando servirà dovrà essere messo in campo e dovrà rafforzare e moltiplicare la nostra capacità di comunicazione - evidenzia Santalucia nella sua relazione introduttiva - Un giorno, due o tre, non è una questione di giorni, tutti quelli che serviranno nel momento in cui sarà necessario».

Nel frattempo, però, l’Associazione Nazionale Magistrati tenterà anche di avvicinarsi quanto più possibile all’opinione pubblica, per spiegare le proprie ragioni contro la separazione delle carriere voluta dal governo Meloni. Per questo nel documento finale, deliberato dopo oltre sette ore di riunione, si parla di elaborare una «strategia comunicativa innovativa ed efficace anche mediante il supporto di esperti della comunicazione».

"Senza però usare slogan o like - aveva puntualizzato in mattinata Santalucia -, mantenendo uno stile che si addice a una magistratura del Paese». Affidandosi, in caso, anche ai social network. Secondo il documento unitario firmato dall’Anm, la riforma ha come intento quello di «indebolire la magistratura», realizzando due Csm con un «subdolo affidamento della direzione dei due organi alla componente di nomina politica, e mediante l'attribuzione della competenza disciplinare ad un’Alta Corte, che si configura come un tribunale speciale previsto solo per la magistratura ordinaria».

«La separazione delle carriere - chiosano le toghe - non risponde ad alcuna esigenza di miglioramento del servizio giustizia, ma determina l’isolamento del pubblico ministero, mortificandone la funzione di garanzia e abbandonandolo ad una logica securitaria, nonché ponendo le premesse per il concreto rischio del suo assoggettamento al potere esecutivo». Un provvedimento che, secondo i magistrati, "sottrae spazi di indipendenza alla giurisdizione, riducendo le garanzie e i diritti di libertà per i cittadini».

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