
Hanno fatto rumore nel centrodestra le parole del presidente della Repubblica sui rischi di un "assolutismo» della maggioranza. Un rumore che ha provocato un riserbo silenzioso dalle parti del governo dove si è scelto di non commentare le analisi di Sergio Mattarella in occasione della settimana sociale dei cattolici italiani. Solo il ministro Francesco Lollobrigida prudentemente spiega che le parole del presidente «si leggono e non si commentano».
La risposta di Salvini e le tensioni nella maggioranza
Dalla lontana Cortina, si sono sentite invece, chiare e contundenti, le osservazioni del vicepremier leghista Matteo Salvini che confutavano il pensiero quirinalizio: «Assolutismo? Siamo in democrazia, il popolo vota, il popolo vince. Non faccio filosofia, ma politica. Semmai qui c'è il problema della dittatura delle minoranze, non il contrario». Un attimo di riflessione ed ecco rispuntare le diverse visioni sul Colle che si confrontano sempre più apertamente in maggioranza: «il capo dello Stato va sempre rispettato», replica gelido ai cronisti il vicepremier forzista Antonio Tajani. Non una parola di più ma stranamente, dopo poco (probabile che nel frattempo siano intercorsi contatti con Palazzo Chigi), fonti della Lega cercano di raffreddare una polemica che dal Quirinale si stava spostando dentro una maggioranza già alle prese con diverse gatte da pelare. «Matteo Salvini ha grande stima del presidente della Repubblica: la riflessione del vicepremier e ministro non era indirizzata al capo dello Stato», provano a spiegare fonti del partito. Ma le frasi restano ed il leader della Lega è stato piuttosto chiaro quando ha aggiunto che in Italia «c'è la minoranza che spesso si comporta da maggioranza». Silenzio tranquillo invece al Quirinale dove, con un certo understatement, si spiega che quelle di Mattarella sono state parole che hanno ribadito ben noti concetti liberali peraltro contenuti in Costituzione.
Le tensioni ideologiche tra Forza Italia e Lega
Che le differenze «ideologiche» tra Forza Italia e la Lega si stiano amplificando di settimana in settimana è palese e la continua guerriglia di Salvini sui provvedimenti del governo sta mettendo a dura prova la pazienza della premier. Ma la linea di Chigi rimane «calma e gesso» soprattutto in questi giorni di attesa sospesa per il decisivo secondo turno di elezioni in Francia e il voto del Parlamento europeo sulle nomine atteso il prossimo 18 luglio. Due settimane decisive per Meloni che sta subendo un danno d’immagine per le inchieste di Fanpage sui giovani di Fratelli d’Italia e si trova ai margini delle trattative per la rielezione di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione. Senza contare l’avvicinamento di Salvini ai "patrioti» di Viktor Orban, che domani sarà da Vladimir Putin. Non c'è certo bisogno di aprire un altro fronte con il Quirinale dove, peraltro, Mattarella sta cercando di dare una mano alla premier ricordando a tutti i suoi interlocutori europei come l'Italia, Paese fondatore, non può essere lasciato fuori dalla governance continentale.
Il contesto parlamentare e le sfide future
Se a tutto questo si aggiunge il terribile ingorgo parlamentare di questi giorni, con un corposo esame di provvedimenti da approvare prima della pausa estiva, è logico che a Chigi si stiano studiando i passi futuri. Perché, se le elezioni europee hanno confermato che la luna di miele degli elettori con Giorgia non è finita, i dubbi - anche in maggioranza - sull'Autonomia differenziata e le difficoltà che sta incontrando il premierato hanno fatto scattare l’allarme. Sullo sfondo poi lo spettro della manovra economica di novembre che il nuovo Patto di stabilità (appena firmato anche dall’esecutivo italiano) costringe all’austerity per garantire il rientro dal debito. Non mancano poi grane interne come il ruolo sempre più in bilico di un ministro, Daniela Santanchè, che potrebbero preludere a un rimpasto, soluzione della quale i media parlano da mesi. Riflessioni profonde che si spingono fino all’atomica di far tornare l’Italia al voto per ripartire con le mani ancora più libere. Sempre sperando che la luna di miele non finisca proprio con la legge di Bilancio per il 2025.
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