
Per la prima volta oggi Fortunato Verduci, il carrozziere 65enne accusato a quasi 30 anni dai fatti di essere l’autore del "delitto del trapano" avvenuto nel centro storico di Genova nel 1995, sarà presente in tribunale, dove verrà conferito l’incarico alla dottoressa dell’Istituto di Medicina Legale di Torino, Sarah Gino, per comparare il suo DNA con quello di "uomo1" trovato sulla scena del crimine.
I risultati dovrebbero arrivare tra un mese e le indagini potrebbero quindi essere chiuse entro fine gennaio. Dopodiché, Verduci avrà poi venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato o per presentare una memoria difensiva.
La situazione processuale di Verduci
Verduci è al momento libero dopo che anche la Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di carcerazione della pm Patrizia Petruzziello.
Il ribattezzato "delitto del trapano" è l’omicidio di Luigia Borrelli, trovata morta il 5 settembre 1995 con ferite al collo e al petto procurate con la punta di un trapano. Il delitto avvenne in un "basso" di vico Indoratori, un appartamento dove la donna si prostituiva.
A riaprire le indagini, nel 2021, è stata la pm Petruzziello: le tracce di DNA sui mozziconi di sigaretta trovati in vico Indoratori e alcune tracce ematiche, anche queste nel basso in cui è stata uccisa Luigia Borrelli, potrebbero appartenere al carrozziere.
Tempi per la comparazione del DNA
Sono stati richiesti 60 giorni dal perito nominato per estrarre il DNA e procedere alle comparazioni. Entro il 2 febbraio sarà depositato il risultato.
«Non possiamo che attendere in questa fase», commenta Rachele Destefanis, legale della figlia di Luigia Borrelli, uccisa nel 1995 in centro storico, a Genova.
L'avvocato ne ha parlato stamane a margine dell’udienza durante la quale è stato prelevato DNA a Fortunato Verduci.
L'attesa della famiglia della vittima
Il caso, riaperto nel 2021, ruota attorno all'accusa che vede Verduci, ludopatico e pieno di debiti, colpevole di aver ucciso Luigia Borrelli per rapinarla dopo averla picchiata brutalmente.
Da parte della figlia della vittima c'è «grande attesa: non vede l’ora che ci possano essere sviluppi, che si possa almeno arrivare a un processo», ha detto Destefanis.
«Sappiamo che la presenza del DNA non per forza comprova la responsabilità dell’omicidio, ma francamente ci sono così tante le tracce che, o viene data una storia alternativa di quanto avvenuto, o personalmente mi sembra difficile non sia responsabile. Ma non lo decido io o la procura. Andremo davanti a un giudice e vedremo cosa deciderà».
Da Verduci e dal suo legale, invece, nessuna dichiarazione.
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