
All’uscita del carcere, questa mattina intorno alle 10.30, per dirigersi nell’abitazione dove è stato posto agli arresti domiciliari, Edoardo Borghini "piangeva, era un fiume di lacrime, è prostrato perché si rende conto che suo figlio non c'è più ed è lui che gli ha sparato".
Così l’avvocato Gabriele Pipicelli, difensore dell’uomo di 63 anni che la notte tra domenica e lunedì ha sparato e ucciso il figlio Nicolò al culmine di una lite a Ornavasso (Verbano-Cusio-Ossola). Borghini è uscito dal carcere dopo che il gip Rosa Maria Fornelli ha convalidato l’arresto e disposto nei suoi confronti i domiciliari. «Nell’ordinanza, in sostanza, il giudice ha detto che il carcere, nel caso di specie, non ha senso - spiega il difensore -, che il rischio di reiterazione del reato non ci sia ed è stato escluso dal giudice anche il pericolo di inquinamento probatorio. Il mio assistito - conclude Pipicelli - ha sparato in modo tale da non uccidere, ma il ragazzo era in movimento, c'era una concitazione tale che purtroppo ha portato a questo epilogo infausto».
Ancora nessun commento