
Con la firma definitiva all’Aran entra in vigore il contratto delle Funzioni centrali, che interessa ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. A partire da febbraio, i lavoratori vedranno in busta paga gli aumenti salariali previsti. Tuttavia, il contratto, siglato a novembre e approvato di recente dalla Corte dei Conti, ha diviso i sindacati: da un lato Cisl, Confsal, Flp e Confintesa hanno firmato; dall’altro Cgil, Uil e Usb si sono opposte, contestando che gli aumenti non compensino l’inflazione.
Aumenti e contestazioni
L’aumento medio previsto per il triennio 2022-2024 è di 165 euro mensili, pari al 6% delle retribuzioni (5,78% per gli stipendi e 0,22% per la produttività). I sindacati contrari evidenziano che, nello stesso periodo, i prezzi sono cresciuti del 15,4%, causando una riduzione del potere d’acquisto. Cgil, Uil e Usb sottolineano che, dal 2021 ad oggi, i lavoratori hanno perso mensilmente 146,51 euro (funzionari), 120,65 euro (assistenti) e 114,62 euro (operatori).
Contratti e trattative nei diversi comparti
Mentre nel comparto delle Funzioni centrali le sigle firmatarie rappresentano il 54,6% dei lavoratori, consentendo di chiudere l’accordo, la situazione è più complessa in sanità ed enti locali, dove i sindacati contrari sono maggioritari e bloccano le trattative.
Novità normative
Il contratto introduce innovazioni come la sperimentazione della settimana corta (quattro giorni lavorativi con giornate da nove ore, senza riduzione dell’orario settimanale di 36 ore) e l’ampliamento del lavoro agile, favorendo una maggiore conciliazione con le esigenze familiari. Previsti anche:
- Più permessi per visite mediche per lavoratori con almeno 60 anni.
- Strumenti organizzativi per valorizzare la diversità generazionale e promuovere le pari opportunità.
Reazioni politiche e sindacali
Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha definito l’accordo un importante passo avanti per migliorare la Pubblica Amministrazione e ha auspicato una rapida firma degli altri contratti, soprattutto per il comparto Difesa-Sicurezza. Di contro, la Fp-Cgil accusa il Governo di non fornire risposte adeguate e annuncia battaglia: «La perdita del valore reale degli stipendi è inaccettabile».
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