Martedì, 26 Marzo 2019
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IL COMMENTO

Ma Michele Santoro è un Maestro della tv...

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Una surreale polemica, aizzata strumentalmente da qualche politico, ha interessato il conduttore Michele Santoro in questi giorni. Ma cos'è successo? Semplicemente, alcune indiscrezioni hanno rivelato che Carlo Freccero e il Michele nazionale si sarebbero incontrati (e dove sarebbe la notizia?) e che tra i contenuti della riunione ci sarebbe stata l'ipotesi di un ritorno in video, per la precisione su Rai Due, di Santoro e di tutta la sua squadra.

Apriti cielo! Alcuni deputati in astinenza di visibilità si sono subito affrettati a distribuire alle agenzie di stampa dichiarazioni di fuoco, mentre il capogruppo della Lega in Vigilanza Rai si è subito domandato quanto sarebbe costata l'operazione e soprattutto a quanto sarebbe ammontato l'ipotetico compenso dell'esperto conduttore. Un'alzata di scudi incomprensibile, partita soprattutto da un movimento politico che, invece di intavolare reazioni isteriche, dovrebbe solo ringraziare Santoro: fin dalle sue origini, infatti, diede diritto di parola alla Lega, mettendosi addirittura contro l'allora segretario del defunto Partito Comunista, Achille Occhetto, che lo accusò di essere un «leghista di sinistra».

Ora, Santoro ha i suoi difetti e le polemiche che hanno riguardato il suo giornalismo sono state infinite. Lo accusavano (e lo accusano tuttora) di essere fazioso, cinico, opportunista, eccetera, eccetera. Ci sta, non si può essere simpatici a tutti. Ma, onestamente, com'è possibile negare la straordinaria padronanza del mezzo televisivo di Santoro? Come dimenticare i dibattiti e i servizi dei suoi vari programmi, come «Samarcanda», «Sciuscià» e «Annozero»?

Proprio in questi giorni chi scrive ha scovato sul web una vecchia puntata di quest'ultima trasmissione, «Annozero». Era il 2006 e da poco - un anno prima - era stato assassinato Francesco Fortugno, ex vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria vittima dei sicari della ‘ndrangheta. In studio c'erano il coriaceo e combattivo Francesco Storace, Marco Minniti, Marco Travaglio e, in collegamento dalla Calabria, i ragazzi di Locri. Come sempre era presente anche Vauro, a volte detestabile e altre volte amabile, ma sempre molto onesto intellettualmente. Un pezzo di televisione su ‘ndrangheta, mafia e politica che, a distanza di 14 anni, sembra realizzata ieri.

Fatti salvi i fatti - per forza di cose datati - , le analisi, le discussioni e gli spunti erano e sono ancora estremamente attuali. Ma Santoro è stato importante per la televisione anche per aver creato una scuola.

I giornalisti formatisi e consolidatisi nella sua «accademia» sono un'infinità: Luca Bertazzoni, David Sassoli, Maurizio Mannoni, Bianca Berlinguer, Riccardo Iacona, Corrado Formigli e Sara Scalia, solo per citarne alcuni. Lo stesso Nicola Porro, che oggi conduce con successo «4 Repubblica» su Rete 4, sul piano televisivo è un figlio di Santoro. E come dimenticare Massimo Giletti, per il quale il conduttore salernitano è un Vate dichiarato. Inoltre non va dimenticato come Santoro e il suo team siano riusciti a tirare in piedi una trasmissione autofinanziata dai propri seguaci - gli esordi di «Servizio Pubblico», trasmesso su una serie di tv satellitari, locali e web - ottenendo ottimi risultati in termini di ascolti.

Non c'è dubbio che per risollevare le sorti di Rai Due un profilo del genere potrebbe dire la sua. Michele può dare ancora molto, censurarlo in via preventiva è da stupidi e l'auspicio è che Marcello Foa e Fabrizio Salini prendano seriamente in considerazione un maestro della televisione come lui.

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