Domenica, 20 Ottobre 2019
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WASHINGTON

È morto il giornalista Vittorio Zucconi, aveva 74 anni

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Vittorio Zucconi

Sul suo profilo Twitter, sotto al nome c'è scritto 'straniero come tutti'. Addio a Vittorio Zucconi, 74 anni, giornalista e scrittore italiano naturalizzato statunitense. La sua firma è apparsa in prima pagina sui tre principali quotidiani d’Italia, in ordine temporale La Stampa, il Corriere della Sera, La Repubblica. Si è spento nella sua casa di Washington per una grave e veloce malattia. Zucconi è noto anche per il suo attivismo contro la pena di morte negli Stati Uniti d’America.

Originario di Bastiglia (provincia di Modena), figlio di Guglielmo Zucconi, giornalista (fu direttore della Domenica del Corriere e del Giorno) e deputato della Democrazia Cristiana, e fratello di Guido. Vittorio Zucconi è stato il primo giornalista italiano di un grande quotidiano inviato come corrispondente a Tokyo (idea di Giorgio Fattori che dirigeva all’epoca la Stampa). E’ stato corrispondente da Bruxelles quando l’Europa era ancora in formazione, da Mosca durante la guerra fredda, da Parigi, da Washington, per la durata di sei presidenti, un trentennio. Comincia la professione giornalistica nei primi anni Sessanta come cronista di nera al quotidiano La Notte di Milano, sulle orme del padre. Assunto nel 1969 come redattore a La Stampa, diventa corrispondente, prima da Bruxelles e successivamente da Washington sempre per La Stampa, da Parigi per la Repubblica, da Mosca per il Corriere della Sera durante il periodo della Guerra Fredda e dal Giappone ancora per La Stampa dopo essere tornato a Roma nel 1977 per seguire gli anni del Terrorismo Rosso, e l'omicidio Moro.

Sposatosi nel frattempo (nel 1969) con Alisa Tibaldi (che gli darà due figli, Guido e Chiara), è autore dello scoop relativo al caso Lockheed del 1976 (aerei comprati dall’Italia in virtù di tangenti concesse a ministri e generali) per il quale l'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone fu costretto a dimettersi, e pubblica per Rizzoli il libro «I cinque cerchi rossi». Dopo essere tornato alla «Stampa» come corrispondente del Giappone, dà alle stampe «Intervista col Giappone»; poi nel 1985 decide di trasferirsi a Washington in maniera definitiva, dove lavora come editorialista e corrispondente americano per «la Repubblica».

Tra le pubblicazioni figurano anche "Si fa presto a dire America" (1988); "Parola di giornalista" (1990); "Si fa presto a dire Russia" (1992); "Viaggio in America" (1993); "La scommessa. Cento giorni per amare l’Italia" (in collaborazione con il padre Guglielmo, 1993); "Gli spiriti non dimenticano. Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux" (1996); "Storie dell’altro mondo. La faccia nascosta dell’America" (1997); "L’aquila e il pollo fritto". A partire dal 2007 insegna storia italiana contemporanea nel Vermont al Middlebury College, dove tiene corsi estivi di giornalismo per post laureati. Tra gli altri libri "Perché amiamo e odiamo l’America" (2008) - nello stesso anno, viene nominato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. E ancora "Il caratteraccio". Pubblica anche "Come (non) si diventa italiani" (2009); "Il lato fresco del cuscino. Alla ricerca delle cose perdute" (2018).

Zucconi è stato direttore dell’edizione web di Repubblica dalla creazione fino al 2015, ma anche direttore dell’emittente Radio Capital fino al 2018. Su quest’ultima curava una rubrica di filo diretto con gli ascoltatori, in onda una volta al giorno, e la trasmissione del preserale TG Zero. Sulla pagina web di Radio Capital si presentava così: «Vive con moglie, figli, cane e colesterolo troppo alto tra Roma, la città santa, e Washington, la città di Monica Lewinsky. Scrive articoli per passare il tempo e per pagare le rate del mutuo. Ama la buona musica, le buone notizie e tutte le pietanze che non dovrebbe mangiare mai. Non ama i teatrini della politica, i bugiardi, i tromboni, le tasse, la pena di morte e le radio che chiacchierano troppo. Chiacchiera ed intervista anche bugiardi e tromboni..». Zucconi curava inoltre una rubrica sul settimanale D - la Repubblica delle Donne e la rubrica Parola di Nonno sulla rivista bimestrale Kids. «Come vorrei, certi giorni, che davvero i giornali raccontassero soltanto balle.» (cit. Vittorio Zucconi).

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