Mercoledì, 17 Luglio 2019
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GIORNALISMO

Tv pubblica, "ma dove sono finiti Santoro, Floris e Minoli?": l'editoriale di Klaud Davi

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Siamo stati tra i primi a opporci a una critica a priori sulle scelte dei nuovi vertici Rai inerenti i palinsesti della prossima stagione televisiva. La censura preventiva, infatti, non ha nulla a che vedere con la cultura liberale. Per questo ci sembra che alcuni nomi saliti alla ribalta negli ultimi mesi siano degni di attenzione e rispetto per i percorsi professionali che li hanno contraddistinti durante la loro carriera. Abbiamo già parlato di Roberto Poletti e di come sia riduttivo definirlo “biografo di Salvini”: alla guida di «Unomattina» insieme a Valentina Bisti a partire dal prossimo settembre, Poletti si sta già facendo le ossa con l'edizione estiva del contenitore di Rai 1. Il programma sembra aver incontrato i gusti del pubblico e, osservando i dati del centro media Omnicom Media Group, si può notare come i telespettatori stiano premiando il duo al timone con una crescita dell'1.6% di share e del 7% di audience rispetto all'anno scorso.

Un bel balzo in avanti per «Unomattina Estate», che dovrebbe far cambiare idea ai detrattori di Poletti quantomeno sulle due capacità di anchorman.

E, a proposito di trasmissioni estive, stanno ottenendo ottimi risultati anche Beppe Convertini e Lisa Marzoli con «La vita in diretta - Estate» che, cambiando leggermente format, ha segnato una crescita di share di ben 4 punti percentuali rispetto all'edizione del 2018.

Tutto ciò ci dimostra come a criticare a priori spesso non ci si azzecca, soprattutto considerando il gusto del pubblico. Certo, dopo la presentazione dei palinsesti Rai salta all'occhio come alcuni protagonisti del passato e i loro programmi - cardine dell'identità della tv pubblica - manchino all'appello e questa assenza si farà sentire. Possiamo citarne solo alcuni, come Michele Santoro e il suo team, per anni volti della televisione «d'opposizione».

Ma Santoro non è stato e non è solo questo, le sue trasmissioni sono state spesso delle vere e proprie scuole di giornalismo: ad esempio, non tutti sanno che il neoeletto presidente del Parlamento Europeo David Sassoli è nato  proprio grazie all'intuito di Santoro, che lo ha portato con sé in diversi programmi di Rai 3 a cavallo dei primi anni 90. Anche la mancanza di un fenomeno del piccolo schermo come Giovanni Floris si avverte dalle parti di Viale Mazzini, e da ben 5 anni: durante la sua lunga militanza a “Ballarò”, oltre alle indubbie capacità di conduzione, Floris ha lanciato un'infinità di inviati talentuosi come, per citarne una, Vicsia Portel. Reporter che poi hanno avuto una brillante carriera in svariate redazioni, anche occupando ruoli di responsabilità.

Per non parlare poi di un mostro sacro come Giovanni Minoli, che ha formato decine di giornalisti tra cui Massimo Giletti, Milena Gabanelli e Bianca Berlinguer, lontano da Saxa Rubra dal 2013. In questo caso non si può parlare di assenza tout court, visto che l'autore e conduttore torinese tornerà ad abbracciare Mamma Rai in radio, ma a nostro avviso la sua esperienza e il suo fiuto nell'ideare nuovi format e scoprire nuovi talenti sarebbero state utili anche in tv.

Piuttosto che le critiche preventive su conduttori validi come Poletti, forse quello su cui ci si dovrebbe concentrare è la sempre minore presenza nella televisione di Stato di vere e proprie scuole di formazione sul campo, funzione per cui i tre personaggi sopracitati si sono dimostrati dei veri maestri.

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