Venerdì, 06 Dicembre 2019
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LA MORTE DI CAMILLERI

«Buonasera, Tiresia sono....»

di
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Camilleri nello spettacolo su Tiresia

Ero venuta a vederti, Maestro, a Siracusa, l'11 giugno dell'anno scorso, perché sapevo che sarebbe stata una cosa assoluta, e forse definitiva. Perché oggi, malgrado il tono da profeti di tanti, di veri profeti ce n'è pochi, e valeva la pena di conoscere di pissona pissonalmente Tiresia, il vecchio cieco dalla vista aguzza che solo quella sera per i quattromila e passa del Teatro Greco si sarebbe manifestato in tutta la sua divina umanità.

E tu - vecchio, cieco, fermo sulla poltrona - hai riempito tutto il teatro e il suo spazio sacro esteso nel tempo e tra i mondi. Con la tua voce roca e sgranata da fumatore, il tuo accento saporito, i tuoi vezzi linguistici, dal dialetto alla Crusca, le tue parole alate, ma come le frecce. Perché a te, Maestro Tiresia, è accaduto quello che accade a pochissimi scrittori: trasformarsi, in vita, in stelle polari, bussole, poli magnetici che orientano cuori, menti, ragione.

E non è questione di copie vendute (tante, comunque), o di successo (tantissimo, e uguale dalle Alpi a Lampedusa: praticamente un miracolo, nell'Italia dei campanili e delle leghe). E non è questione di lingua - anche se in tanti ti siamo grati per il tuo camillerese-vigatese in cui specchiare il nostro Sud, un siciliano così attentamente costruito da risultare spontaneo.

«Un flusso», dicevi, e quella sera al Teatro Greco sei stato un aedo moderno che incrociava i flussi, un alchimista della parola che scopriva la pietra filosofale, anzi la pronunciava, lento, ché le parole sono sortilegi e formule, e anche se ci sembra che le usiamo per divagarci, e raccontarci storie - tante storie, scovate dentro la Storia o inventate, che a volte è uguale - sono sempre un tessuto, una trama di verità. E che straordinario atto letterario, estetico e politico è stato, ascoltarle dal vivo dalla tua bocca di profeta, guardandoti negli occhi ciechi, dove ogni cosa era illuminata.

Ecco, abbiamo e avremo sempre i tuoi libri, il tuo esempio, la tua capacità di raccontare la vita e non curarti della morte buttanissima. Ma quella luce speciale, quella nel buio, quella ci mancherà.

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