Lunedì, 28 Settembre 2020
stampa
Dimensione testo

Cultura

Home Cultura Joe Lansdale, intervista allo scrittore: "Il sogno americano? Ancora vivo ma senza Trump"
LETTERATURA

Joe Lansdale, intervista allo scrittore: "Il sogno americano? Ancora vivo ma senza Trump"

di

Narratore amatissimo in Italia, Joe Lansdale ha le idee chiarissime: «L’American Dream è ancora vivo ma dobbiamo sbarazzarci di Trump». Si amplia a dismisura la platea di autori stufi dell’inquilino della Casa Bianca e in questa intervista per Gazzetta del Sud lo scrittore texano – classe ’51 – affronta anche un’altra minaccia per la libertà, la censura del politicamente corretto, passando dalle critiche a Mark Twain («significa non averne compreso la scrittura») alla mancanza di ironia generale. Il risultato è un clima nervoso che sta stretto a questo prolifico scrittore che ha creato l’amabile duo Hap&Leonard (protagonista di una serie di libri di successo edita da Einaudi Stile Libero che ha ispirato una serie tv in onda su Amazon Prime Video) e torna in libreria con “Una Cadillac rosso fuoco” (Einaudi, traduzione di Manuela Francescon), confermandosi un gigante delle trame noir e pulp (ricordiamo alcuni titoli di successo: La sottile linea scura, Tramonto e polvere, Acqua buia) raccontando la storia di Ed Edwards, un astuto venditore di auto usate che seguendo le tracce di una Cadillac rosso fuoco, acquistata da Frank Craig e da sua moglie Nancy, proprietari di un drive-in e un cimitero per animali, precipita in un oceano di guai.

Nel suo nuovo libro scrive: «La vita è più facile per un uomo bianco». Le cose vanno ancora così negli Stati Uniti?

«Sì, penso di sì. Certo, non va così male come una volta, c'è stato un enorme miglioramento ma abbiamo ancora tanta strada da fare. Il primo passo da fare? Sbarazzarsi di Trump e di coloro che sostengono la sua politica che usa la questione razziale come un megafono per idee populiste».

Un venditore di auto, una Cadillac rossa e molti inganni. Quanto è importante scrivere una storia e divertirsi a farla?

«Divertirsi scrivendo una storia, anche se noir, è importante. A dirla tutta, puoi scrivere di cose oscure e importanti e affrontarle con entusiasmo oppure vivere questo mestiere con la routine. Lo ammetto, non riesco a fare centro in ciò che scrivo ma mi impegno sempre al massimo. L'ho sempre detto, e lo confermo: preferirei scrivere un interessante fallimento anziché un insipido successo».

Che tipo di approccio ha sul lavoro?

«Non credo affatto che sia necessario soffrire per scrivere qualcosa di buono. Cerco di essere concentrato al massimo nel mio lavoro e mi lascio trasportare dall’entusiasmo della storia che sto scrivendo. Questo è il mio credo».

Proteste nelle strade e statue demolite: il sogno americano è ancora vivo?

«Il sogno americano esiste ancora ma chi può permettersi di sognare? Questo credo sia il vero tema. In origine l’american dream consisteva in un lavoro decente, una casa sopra la testa, il cibo in tavola e la possibilità di vedere che i tuoi figli andavano al college. Ma si è trasformato in un approccio di Gatsby al sogno americano. Sono un grande sostenitore dell'America e non sono uno di quelli che la considerano irredimibile. Il nostro compito è fare in modo che l'opportunità, non la promessa, dell'American Dream sia accessibile a tutti, offerto in modo equo, senza distinzioni di razza o sesso».

Ha detto che le sue storie nascono dagli incubi dopo aver mangiato popcorn. È ancora così?

«Era così all’inizio della mia carriera. Ma ad un certo punto, il fatto di prendere spunto dalle storie sognate dev’essere diventata una prassi e il mio subconscio ha smesso di fare il lavoro pesante, dividendosi l’incombenza con la mente cosciente solo nel momento in cui mi siedo a scrivere».

Originario del Texas, qual è il suo rapporto con le armi?

«Ho ereditato un fucile, credo sia abbastanza. Penso che in America il problema sia l'ossessione sviluppata per le armi che, in alcuni, compensa e sostituisce tutto il resto. In realtà, sempre meno persone cacciano e il crimine nel complesso è sceso, quindi le pistole non sono davvero necessarie come ci fanno credere».

Lei come terrebbe sotto controllo la proliferazione delle armi in America?

«Mi accontenterei di seri controlli dei precedenti penali e del divieto di vendita delle armi semi-automatiche, riservandole solo alla polizia e ai militari. Anche il numero di armi che ciascuno può possedere dovrebbe essere limitato. Per quale motivo dovresti possedere un arsenale? E poi vorrei che si avviasse un enorme campagna mediatica per spiegare i danni provocati dalla corsa alle armi e le sue dirette conseguenze, proprio come oggi raccontiamo le morti per il fumo, attivo e passivo. Anche in questo caso, dobbiamo agire».

Come sta il suo duo di personaggi cult, Hap & Leonard?

«Oh, torneranno. Non saprei dire quando ma torneranno, lo vogliono i miei lettori».

Lei vive nei boschi. La sua vita durante il lockdown è cambiata?

«È rimasta più o meno la stessa, ma penso che tutti noi accusiamo le conseguenze di ciò che sta accadendo. Non viaggio, non posso mangiare fuori e ho dovuto interrompere i miei corsi di arti marziali: è davvero una seccatura. Ma non possiamo permetterci di distrarci proprio adesso, dobbiamo resistere e tenerci al sicuro finché l’emergenza sarà terminata».

Culturalmente parlando, non crede che inseguendo il politicamente corretto rischiamo di diventare intolleranti e ipocriti?

«Credo che abbiamo bisogno di guardare il mondo in modo diverso, più inclusivo, ma sembra che stiamo perdendo il senso dell'umorismo, non ammettendo più l'ironia o la satira. Oggi tutti sembrano pronti ad offendersi e si rischia di creare un incidente diplomatico o una causa giudiziaria per nulla. Ciò non è una scusa per essere razzisti e meschini ma il contesto conta e l’intolleranza è un problema».

Ci fa qualche esempio?

«Mi diverte che sia partita una moratoria globale contro Huckleberry Finn e ciò significa chiaramente che nessuno capisce il punto di vista di Mark Twain o il contesto del libro nel tempo. La mia opinione è che se davvero un libro ti offende, non devi leggerlo. Nessuno dovrebbe essere il giudice per tutti gli altri su ciò che è giusto e accettabile. L’intolleranza non può essere la soluzione per un mondo più inclusivo».

© Riproduzione riservata

PERSONE:

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook