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MUSICA

"Il cielo non è un limite", il ritorno di Myss Keta con un Ep visionario

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Un Ep visionario ed estremo segna il ritorno di uno dei personaggi più discussi degli ultimi anni. Myss Keta, rapper milanese dal volto coperto e dall’identità sconosciuta, con “Il cielo non è un limite” (Island Records/Universal Music Italia) offre al suo pubblico la metafora in musica della perenne tensione umana a superare l’impossibile, confermandosi artista visionaria, ma capace di un’analisi lucida, talvolta impietosa, del nostro presente.

Quarto lavoro dopo gli album “Una vita in capslock”, “Paprika” e l’ep “Carpaccio ghiacciato”, “Il cielo non è un limite” sarà disponibile solo in digitale da venerdì. Il disco, prodotto da Riva, esce a dieci mesi dalla partecipazione a Sanremo di Myss Keta come volto de “L’Altro Festival” e partner di Elettra Lamborghini nella serata dei duetti.

Su un tappeto sonoro e uno stile lirico che richiamano la musica house tra gli anni 90 e i primi del 2000, con alcuni elementi presi dal synthpop anni 80 e dall’elettropop, l’artista va “oltre il limite”, sperimentando suoni sferzanti e cambi di direzione. Privo di barriere anche il messaggio che attraversa l’album, con sette brani inediti che partendo dalla totale immersione nei propri spazi interiori e nei propri peccati, evidentemente ispirata allo scrittore James G. Ballard, giungono a immagini estreme tipiche di una visionarietà alla Cronenberg, mezzi per denunciare aspetti oscuri o scenari quasi apocalittici del mondo attuale.

Oltre ai singoli di lancio “Giovanna Hardcore”, rilettura alla Mad Max del celebre personaggio storico, e “Due”, ironico delirio costruito su “Two Times” di Ann Lee, il disco spazia dall’erotismo di “GMBH” agli scenari futuristi di “Diana” e “Rider Bitch”, passando per la critica all’ossessione per l’immagine di “Photoshock”. Introdotto dall’omonima traccia recitata, l’album presenta interventi compositivi di Populous e Unusual Magic e le partecipazioni speciali di Priestess e Lilly Meraviglia, ospiti rispettivamente in “Diana” e “Rider Bitch”.

«Se “Carpaccio ghiacciato” era un’immersione nel mondo marino, con questo ep ci siamo voluti soffermare sull’elemento dell’aria – ha raccontato l’artista – . I nostri punti di riferimento sono stati “Wipeout 2097” e tutti quei giochi della Playstation 1, con suoni futuribili degli anni 90. È stato naturale andare su questo elemento anche in virtù del lockdown, quando, costretti nei nostri spazi, riuscivamo a vedere il cielo e l’aria. Le finestre che incorniciavano il cielo, come quadri, erano aperture su cui si spalancava non solo l’infinità celeste, ma anche la nostra interiorità. Ogni volta che vediamo uno spazio illimitato fuori cerchiamo infatti di portarlo dentro di noi».

La rapper ha sottolineato anche il carattere recitativo della sua interpretazione: «La vocalità è molto estremizzata e performativa. Per ogni canzone c’è un parlato, un modo di dire le cose e un tipo di voce, con una caratterizzazione un po’ teatrale dei personaggi, come in “Photoshock”, in cui la protagonista, una modella che impazzisce di fronte ai flash, viene raccontata tramite un’immersione totale nella sua interiorità. Non ci siamo dati limiti dal punto di vista testuale neanche nelle lingue che ho esplorato per la prima volta, accennando tedesco, inglese e greco antico».

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