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Aspettando lo Strega: quelle “Due vite” che tutti viviamo, e che finiscono

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Il delicato ed intimo rapporto personale con Pia Pera (1956-2016) e il reggino Rocco Carbone (1962-2008), due scrittori, due amici, prematuramente scomparsi che hanno lasciato un segno nella narrativa italiana
Sicilia, Cultura

«Noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire. La prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene». Eccolo, il cuore del nuovo libro di Emanuele Trevi, l’autore romano che si muove fluido fra prosa e saggio. Con “Due vite” (Neri Pozza) rievoca e racconta il delicato ed intimo rapporto personale con Pia Pera (1956-2016) e il reggino Rocco Carbone (1962-2008), due scrittori, due amici, prematuramente scomparsi che hanno lasciato un segno nella narrativa italiana.

“Due vite” è stato il primo libro candidato all’edizione 2021 del Premio Strega e vi figura come uno dei titoli papabili per vittoria finale, grazie al solido apprezzamento di pubblico e critica, in una ricerca affettiva che principia dal ritrovamento di una foto.

Romano, classe ’64, autore e critico letterario apprezzato, Trevi sviscera la morigeratezza di Rocco Carbone e i grandi sorrisi de «l’incantevole Pia», l’amica cui toccava frapporsi per evitare che i due uomini litigassero, contrapponendo caratteri molto risoluti. “Due vite” mescola l’intimo e la critica letteraria, capace di dar conto anche delle sconfitte subite dalla vita: Rocco Carbone morì a 46 anni per un incidente in motorino e il suo ultimo romanzo, “Per il tuo bene”, uscì postumo nel 2009.

Nei suoi lavori troviamo anche la scelta etica che lo spinse ad abbandonare la carriera universitaria, scegliendo di insegnare alla scuola femminile del carcere romano di Rebibbia; mentre Pia Pera in “Al giardino ancora non l’ho detto” raccontò, con composta ed elegante tristezza, la brutale malattia che l’avrebbe uccisa a 60 anni, la Sla, riuscendo a dir tutto con parole sempre delicate, nonostante tutto.
Ecco il grande merito di Trevi in “Due vite”, spalancare il proprio cuore, facendosi beffe del pudore, consentendo al lettore di conoscere davvero due voci della narrativa italiana troppo facilmente dimenticate.
Ma, al contempo, è anche una profonda riflessione sul senso della vita, quel nugolo di vittorie e delusioni che ci troviamo innanzi quando decidiamo di farne un bilancio: «Non esiste nessuna parola adeguata al casino indecifrabile della vita umana, al suo perenne fallimento».

Il titolo è stato proposto in gara dal premio Strega Francesco Piccolo: «Trevi racconta delle sconfitte e delle euforie, dei litigi e dei gesti indimenticabili, delle notti romane; e parla del dolore di averli persi. Questo libro è il modo di tenerli vicini, anche se il tempo che passa cerca di allontanarli […] è un libro capace di trasformare l’intimità e la malinconia in letteratura, rendendole universali, avvicinandole alle vite di tutti. Ed è un libro che non assomiglia a nessun altro».
Nel raccontare l’amicizia dell’autore con Carbone e Pera, Trevi ha saputo trovare la giusta distanza, lavorando sulla prosa, includendo anche il lettore nel calore di questo intimo sodalizio che neppure la fine della vita terrena ha potuto scalfire.

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