Lunedì, 15 Agosto 2022
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Stati generali lavoro della Cultura: tante idee virtuose, tanti esempi, ma mancano i numeri

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Non sono mancate le contraddizioni (e anche qualche assenza) neppure nell’ultima giornata degli Stati generali lavoro della Cultura, conclusi ieri a Roma nella sede di Palazzo Bonaparte. Un po’ perché, nonostante le sollecitazioni del responsabile organizzativo e fondatore della manifestazione Pier Carlo Barberis, quasi tutti hanno risposto con dati piuttosto generici in termini di quantificazione del lavoro creato, un po’ perché, nel pomeriggio dedicato alle città d’arte, sono emerse correnti di pensiero totalmente diverse.

C’è chi da sempre vive di turismo e lo pretende sempre più elitario, con qualche buona ragione ma sostanzialmente in un atteggiamento di chiusura. Fra saluti registrati e collegamenti via web, in questo senso l’atteggiamento più chiaro è venuto dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che non a caso ha citato un “protettivo” progetto di legge d’iniziativa popolare lanciato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella (una delle assenze), seguito, senza troppe esagerazioni, dall’assessore del Comune di Siena.

Dall’altra c’è chi rappresenta «gente resiliente per natura», come ha detto l’assessora del Comune di Matera, Tiziana D’Oppido. Luoghi che la tecnologia della diffusione delle immagini ha fatto finalmente conoscere, tanto da far diventare la città lucana capitale europea della Cultura 2019, «un’occasione che il covid ha bloccato nei suoi sviluppi e che tuttavia ancora oggi ha un’onda lunga che ci ha portato tanti benefici». Infatti, Matera è diventata set ideale per cinema, fiction come “Imma Tataranni” (altra assenza importante: Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction), corti e spot.

Ci sono poi città come Bologna, che tradizionalmente in fatto di democrazia hanno un cromosoma in più, che attraverso Elena Di Gioia, delegata del sindaco, ha sottolineato la creazione e la produzione di cultura diretta ai cittadini – in centro e in periferia – prima ancora che ai graditi turisti. Scopo: crescita della comunità cittadina, attraverso musei nuovi o rinnovati come quello dedicato al pittore Giorgio Morandi, la stazione 2 agosto (una ferita della città), il Museo delle bambine e dei bambini o la riapertura di grandi luoghi della periferia come l’appena restaurata “tettoia Nervi” che, diverrà piazza Dalla.

Nella mattinata, con tema “la divulgazione della Cultura italiana come leva per investimenti e occupazione”, nonostante la ritrosia a dare numeri atto a far capire il volume del capitale lavoro, non sono mancati i momenti interessanti, grazie anche alla Sicilia, con la presenza di Giuseppe Taibi, capo delegazione Fai di Agrigento, e Claudio Collovà, direttore artistico del Festival di Segesta. Il primo ha ricordato la battaglia per liberare la Scala dei Turchi da uno scempio edilizio (incredibilmente autorizzato) e la cura, affidata al Fai, del giardino della Kolymbethra, nel cuore della Valle dei Templi.

Tutto, da un certo punto in poi, grazie anche alla collaborazione con la Regione, ha contributo a trasformare quella che era conosciuta come la zona dell’illecito edilizio in zona di suprema bellezza, creando un indotto turistico e culturale di spessore. Il secondo ha portato alla ribalta un altro luogo suggestivo con un Festival che quest’anno sarà pluridisciplinare e animerà non solo il teatro antico, ma anche il Tempio di Afrodite. Spettacolo quotidiani, il tutto con una stretta connessione con un altro parco archeologico, quello di Naxos.

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