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30 ANNI DALLA MORTE

Gianni Brera, l’Arcimatto. Un libro celebra il giornalista “narratore”, che rivoluzionò le cronache sportive

di
Sicilia, Cultura
Gianni Brera (fonte: Wikipedia)

Trent'anni dalla morte di Gianni Brera, il più grande giornalista sportivo del dopoguerra, capace, con la sua travolgente impronta narrativa, di convertire in epica il racconto degli eventi e la descrizione dei protagonisti. Lasciò tragicamente questo mondo, la sera del 19 dicembre del '92, in seguito ad un incidente sulla statale che collega Codogno e Casalpusterlengo, in provincia di Lodi. Nello schianto, causato da una vettura che aveva invaso a folle velocità la corsia opposta, persero la vita anche due amici con i quali era stato a cena in una vicina trattoria.

Esiste un paradosso: se domandate a qualcuno della generazione di fine secolo (quella dei «millennials») che popola le tribune stampa degli stadi e discetta sul calcio, riempiendo le trasmissioni o i servizi di banalità e luoghi comuni, chi era Gianni Brera, otterrete come risposta il silenzio più imbarazzato. Il black out sarà totale se provate a chiedere qualcosa anche sugli altri grandi che hanno nobilitato la letteratura sportiva : Arpino, Vergani, Zavoli, Roghi, Buzzati. Le loro «non risposte» fanno paura. È l'effetto, questo, di un’esistenza trascorsa dietro i social, i video, i blog, le chat e i marchingegni elettronici. Il cui uso, stimolando il neurotrasmettitore del piacere, è diventato abuso e genera alienazione. Per fortuna è partita in questi giorni una bella crociata contro l'oblio. L'hanno promossa l'università di Verona, i Panathlon club della stessa città scaligera e di Mantova, in collaborazione con il Coni.

Va ascritta a loro merito una pubblicazione speciale dedicata a Brera, appena uscita per Edizioni Zerotre (collana "La Coda del Drago") a cura di Alberto Brambilla e Adalberto Scemma. In questo fine settimana cominceranno le presentazioni. La prima a Milano, poi il giro toccherà diverse città. Titolo dell'opera : «Per Gianni Brera, l'Arcimatto», dal nome della popolare rubrica di dialogo con i lettori curata dal maestro sul «Guerin Sportivo», a partire dagli anni 60.

Grazie ai contributi di alcuni colleghi cresciuti alla sua scuola (e degli allievi del corso di letteratura sportiva dell'Ateneo di Verona) che si autodefiniscono i «senzabrera» (etichettati così dal suo migliore allievo, Gianni Mura, spentosi nel 2020) riemergono dagli archivi della memoria tutte le magie dell' “Arcimatto”. Dall'apertura di questo scrigno viene fuori il Brera che tutti, da ragazzi, abbiamo ammirato. Quello che ti inchiodava alla lettura dalla prima all'ultima riga per la prosa coinvolgente, per i soprannomi (Rivera era «l'Abatino», Gigi Riva «Rombo di tuono») per gli endecasillabi tronchi e i neologismi entrati poi, con effetto valanga, nell'enciclopedia Treccani e nel linguaggio comune.

Grazie a uno stile carico d'inventiva Gianni riusciva a dare brillantezza e dimensione epica ai resoconti sportivi, miscelando l'italiano con il latino, il greco e il dialetto padano. Tra una riflessione tattica e un elogio del "catenaccio" e del gioco all'italiana, ti infilava sempre una massima di Platone, di Pericle o di Aristotele, una citazione di Dante o un blocco di versi di Omero. Un mix unico, abbagliante. Spiegò il contropiede, ricordando che così veniva definita la danza del coro nelle tragedie greche e inventò "Eupalla", la Dea protettrice del calcio («eu» è il prefisso che indica il «bene»).

Non sono mancate le polemiche scatenate dalle sue opinioni. Pronosticò l'uscita dell'Italia dai mondiali del 1982, poi vinti alla grande dalla pattuglia azzurra di Bearzot. Ma anche i detrattori e i personaggi criticati riconobbero sempre il tratto incantevole della sua scrittura. Un esempio? Brera attaccò spesso Gianni Rivera. La definizione spregiativa di «Abatino» nasceva dalla convinzione che il calcio dovesse essere uno sport muscolare e speculativo, e non solo uno spettacolo per gli esteti. Dopo la tragica morte del maestro Rivera fu tra i fondatori dell'associazione «amici di Gianni Brera». Un gesto di fair play in linea con grandi valori dello sport. Tra i quali c'è, al di sopra di ogni cosa, il rispetto per l'avversario. È stata anche questa una lezione di cultura.

* Di Tonino Raffa, già inviato di "Tutto il calcio minuto per minuto"

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