Giovedì, 22 Ottobre 2020
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DATI ALLARMANTI

Case pericolanti, il record negativo in Calabria: il 26,8 per cento sono a rischio

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Sono cifre allarmanti quelle fornite da Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, aprendo la seconda giornata del 26/o Forum organizzato da Scenari Immobiliari a S. Margherita Ligure. Sono trecento in tutta Italia i ponti considerati a grave rischio, con criticità di livello 1. Su un totale di 45mila infrastrutture in funzione, circa 11 mila ponti e gallerie necessitano di controllo e manutenzione (272 solo in Lombardia). La situazione non migliora se si esaminano i dati relativi alle case italiane che per un quinto sono vetuste e in cattive condizioni di manutenzione. In particolare, al Sud le case pericolanti e con evidenti criticità superano il venti per cento del totale regionale: il record negativo si attesta in Calabria con il 26,8 per cento del totale degli edifici residenziali in mediocre-pessimo stato di conservazione. Seguono la Sicilia, con il 26,2 per cento, e la Basilicata, con il 22,3 per cento. Nel Lazio, gli edifici a rischio rappresentano il sedici per cento del totale e nella stessa capitale il 14,7 per cento delle strutture è in cattivo stato: ne abbiamo avuto vari esempi, dal palazzo crepato in zona Flaminio all’apertura di una voragine in zona Balduina, entrambe zone semicentrali di pregio.

Ma i dati peggiori riguardano l’edilizia scolastica, a cui i fondi stanno arrivando, ma sono insufficienti: il 58 per cento delle scuole, che si riaprono proprio in questi giorni, non risponde alle norme antincendio e il 53 per cento necessita anche di un adeguamento antisismico. La situazione non migliora a proposito degli immobili residenziali, che su un totale di oltre dodici milioni, contano oltre due milioni (16,8 per cento del totale secondo l’Istat) di unità abitative "in mediocre o pessimo stato di conservazione che si stima necessiterebbero di oltre cento miliardi di euro per una riqualificazione totale. La percentuale di obsolescenza - ha spiegato Breglia - arriva al 21,1 per cento per gli immobili edificati prima del 1981, mentre la quota scende al 4,7 per cento per quelli costruiti tra il 1981 e il 2011. E si precisa che i tre quarti (74,1 per cento) degli edifici residenziali sono stati costruiti prima del 1981 e hanno oltre 35 anni di vita, mentre i più recenti sono il 25,9 per cento".

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