Domenica, 19 Maggio 2019
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LA CRISI

L'allarme degli esperti: New York verso il disastro finanziario

Lo spettro della bancarotta torna ad aleggiare su New York per la prima volta negli ultimi 40 anni. La fuga di aziende e singoli per sfuggire a un’imposizione fiscale fra le più alte del paese e i prezzi eccessivi della città, la più cara d’America e non solo, fanno sì che la Grande Mela sia avviata verso un «disastro finanziario». L’allarme degli esperti sulla situazione disperata delle casse di New York fa seguito ai crescenti timori per un rallentamento dell’economia americana.

Anche se la Casa Bianca ribadisce che la crescita prosegue sostenuta, a una velocità - secondo le stime contenute nella legge di bilancio che Donald Trump si appresta a presentare - del 3,2% nel 2019 e del 3,1% nel 2020, gli analisti e gli osservatori sono compatti nel prevedere una frenata della ripresa. «In caso di recessione» New York «si troverebbe in una situazione veramente difficile, quasi impossibile», avverte Milton Ezrati, capo economista di Vested.

«New York potrebbe finire in bancarotta», rincara la dose Peter Earle, economista dell’American Institute for Economic Research. In molti puntano il dito contro Bill de Blasio per l’attuale stato delle cose: da quando è diventato sindaco della città le spese sono salite del 32%, tanto che ormai su ogni famiglia pesa un debito di 81.100 dollari. E di recente a complicare il quadro e spaccare la città c'è stata la decisione di Amazon di scaricare New York per la sua seconda sede in seguito alle proteste della politica locale.

Un addio costato alla Grande Mela 25.000 posti di lavoro e miliardi di dollari di investimento, e che è stato accolto con soddisfazione dei democratici progressisti della città capitanati da Alexandria Ocasio-Cortez. La parlamentare star dei democratici ha esultato all’annuncio di Amazon e rilanciato l'idea di alzare le tasse sui ricchi, portandole al 70%. Una proposta bocciata dagli economisti e dal governatore dello Stato di New York.

Andrew Cuomo è infatti convinto che un aumento della pressione fiscale sui paperoni - l’1% dei ricchi delle città paga il 50% delle tasse sul reddito della Grande Mela - innescherebbe una fuga dallo stato dalle conseguenze devastanti sui conti pubblici. E questo perché già 1,2 milioni di abitanti sono scappati dalla città dal 2010 e solo lo scorso anno New York ha sperimentato la maggiore perdita di popolazione in America.

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