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Unicredit chiude 450 filiali, 10 in Sicilia: in Italia 6.000 esuberi

Archiviati i conti 2019 e svelato a dicembre il nuovo piano, Unicredit è pronta al negoziato con i sindacati sugli esuberi. Il primo incontro è fissato il prossimo 14 febbraio per arrivare a tirare le somme entro il 30 marzo. Oltre sei settimane per cercare di trovare un'intesa su 6.000 uscite (500 del precedente piano Transform) e 450 filiali da chiudere.

Il tutto messo nero su bianco nella lettera di apertura della procedura che il gruppo ha inviato a Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin e in cui invita "a soluzioni condivise e idonee" che consentano di evitare misure "connesse a condizioni di eccessiva onerosità, altrimenti necessarie già nel corso del secondo semestre 2020".

Già le premesse, però, fanno pensare ad una trattativa in salita con i sindacati che chiedono una assunzione ogni due uscite e la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo che ha convocato i vertici della banca per venerdì 21 febbraio.

"Unicredit continua ad avere un atteggiamento inaccettabile: l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier si illude di poterci squadernare un piano a scatola chiusa, di fatto senza discutere i numeri", tuona Lando Maria Sileoni segretario generale della Fabi. "Deve essere chiaro che non siamo disposti a discutere di esuberi se contemporaneamente non si parlerà anche di assunzioni", aggiunge il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani.

Serve un "ricambio generazionale" altrimenti questo piano "non può essere accettato dal sindacato", replica Unisin Confsal. Sulla stessa linea la Uilca che con il segretario generale aggiunto, Fulvio Furlan, ribadisce come il "confronto da aprirsi debba portare a rivedere l'impatto sull'occupazione". Ed anche la Fisac-Cgil parla di un piano irricevibile e di un "numero di esuberi spropositato".

La strada è stretta, così come per tutte le trattative, anche perche la digitalizzazione ha cambiato e sta continuando a cambiare il volto del settore. Un dato, tra quelli indicati da Unicredit nella lettera, è la forte riduzione dell'operatività allo sportelli calata del 55% rispetto al 2016. Nel confronto con i sindacati il gruppo guarda con una certa priorità all'attuazione "dello strumento del fondo di solidarietà". Inoltre verranno anche approfondite "ulteriori forme di esodo come quota 100, opzione donna o riscatti di periodi non coperti dalla contribuzione".

Dieci degli sportelli da chiudere sarebbero in Sicilia, lo scrive in una nota il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci: “La pianificazione predisposta dall’istituto appare, in alcune località, persino  ingenerosa, tenuto conto della radicata fidelizzazione della clientela alla banca, e comunque in palese contraddizione con le apprezzate strategie di sostegno creditizio alla economia locale attuate negli ultimi anni dalla stessa UniCredit. Sullo sfondo - evidenzia il governatore - restano inoltre le incertezze sulla sorte di parte del personale dipendente, che vive nell’Isola una stagione non certo rassicurante. Incontrerò prestissimo il direttore di UniCredit Sicilia Salvo Malandrino per rappresentargli le preoccupazioni del governo regionale, confidando in un più attento e ponderato riesame della organizzazione degli sportelli sul territorio, pur nel rispetto delle autonome scelte aziendali”.

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