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Consumi, divario di 740 euro tra le spese familiari del Nord e del Sud: Calabria maglia nera

Nel 2019, anche se in lieve attenuazione, restano ampi i divari territoriali sul fronte delle spese per i consumi delle famiglie. Lo rileva l’Istat spiegando che nel Nord-ovest si spendono circa 740 euro in più (800 nel 2018) rispetto a Sud e Isole. I livelli di spesa più elevati, e superiori alla media nazionale, continuano a registrarsi nel Nord-ovest (2.810 euro), nel Nord-est (2.790) e nel Centro (2.754 euro); più bassi, e inferiori alla media nazionale, nelle Isole (2.071 euro) e nel Sud (2.068 euro).

Nel Sud e nelle Isole, dove le disponibilità economiche sono generalmente minori, a pesare di più sulla spesa delle famiglie sono le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari quali, ad esempio, quelle per Alimentari e bevande analcoliche: rispetto alla media nazionale (18,1%), questa quota di spesa pesa il 23,3% nel Sud e il 21,4% nelle Isole mentre si ferma al 15,9% nel Nord-est.

Nel Sud si registra tradizionalmente anche la quota di spesa più elevata per Bevande alcoliche e tabacchi rispetto al resto del Paese (mediamente pari, tra il 2014 e il 2019, al 2,2%, contro l’1,8% a livello nazionale); tuttavia, nel 2019 questa spesa scende nel Sud da 48 a 45 euro mensili (-6,8% rispetto al 2018), fondamentalmente a causa del calo della spesa per sigarette, che passa da 27 a 24 euro mensili, segnando dunque una contrazione del 9,8% rispetto all’anno precedente.

Le regioni con la spesa media mensile più elevata nel 2019 sono Trentino-Alto Adige (2.992 euro), Lombardia (2.965 euro) e Toscana (2.922); in particolare, nel Trentino-Alto Adige si registra, rispetto al resto del Paese, la quota di spesa più alta destinata a Servizi ricettivi e di ristorazione (6,8%; la media nazionale è 5,1%).

Puglia e Calabria sono le regioni con la spesa più contenuta, rispettivamente 1.996 e 1.999 euro mensili, quasi mille euro in meno del Trentino-Alto Adige. In Puglia si osserva la quota più bassa destinata a Ricreazione, spettacoli e cultura (3,2%, contro una media nazionale del 5,0%) e in Calabria la quota più alta per Alimentari e bevande analcoliche (25,0%).

I livelli e la composizione della spesa variano a seconda della tipologia del comune di residenza. Anche nel 2019, nei comuni centro di area metropolitana le famiglie spendono di più: 2.909 euro mensili, +328 euro rispetto alle famiglie residenti nei comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con almeno 50mila abitanti (cioè il 12,7% in più, nel 2018 era l’8,6%) e +466 euro rispetto alle famiglie residenti nei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane (il 19,1% in più, nel 2018 era il 17,0%). Rispetto al 2018, i divari tra i comuni centro delle aree metropolitane e tutti gli altri comuni si sono dunque leggermente ampliati.

Nei comuni centro di area metropolitana si registra anche nel 2019 la quota di spesa più bassa destinata ad Alimentari e bevande analcoliche (15,2%, contro il 19,2% dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane); lo stesso vale per le quote di spesa destinate ad Abbigliamento e calzature (rispettivamente 3,7% e 4,8%) e Trasporti (9,3% contro 12,1%).

Al contrario, nei comuni centro di area metropolitana si registrano le quote più elevate di spesa per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (40,5%, molto sopra il dato medio nazionale, contro il 32,9% dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane) e per Servizi ricettivi e di ristorazione (rispettivamente 5,4% e 4,9%). Le quote di spesa destinate alle altre tipologie di beni e servizi non registrano, invece, particolari differenze al variare del tipo di comune di residenza.

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