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I DETTAGLI

Manovra, tetto al contante? Non si arretra. Emendamenti su pensioni, famiglia e cuneo

Dopo le critiche dei giorni scorsi formulate da Bankitalia, Corte dei conti e Confindustria alle misure sul contante - l’innalzamento del tetto per i pagamenti da mille a cinquemila euro e la rimozione delle multe per gli esercenti che non utilizzano il Pos fino a 60 euro - il governo appare comunque intenzionato a tirare dritto.
Sul tetto al contante non si torna indietro, le polemiche sul Pos sono strumentali, è possibile rivedere qualcosa ma senza cambiare l’impianto del provvedimento, spiegano fonti parlamentari che hanno partecipato all’incontro di maggioranza a palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il titolare del Mef, a quanto filtra, avrebbe contestato soprattutto le critiche arrivate sul fatto che la legge di bilancio sia a vantaggio dei ricchi e non dei poveri. Un concetto già sottolineato da Giorgetti nei giorni scorsi nella sua audizione in Commissione. Durante l’incontro il governo avrebbe confermato che non si torna indietro nemmeno sul taglio del reddito di cittadinanza e la revisione del superbonus, quest’ultimo contenuto nel Dl Aiuti quater.
Tra gli emendamenti della maggioranza, viene riferito, sarebbero presenti testi sulla decontribuzione per il primo impiego, portandola da 6 ad 8 mila euro, sulle pensioni minime da far arrivare a 600 euro e per una minore indicizzazione di quelle più alte. E poi il tema della famiglia, cavallo di battaglia dei centristi, con la retribuzione dell’aspettativa obbligatoria all’80% dello stipendio non solo per le madri lavoratrici ma potenzialmente a beneficio di entrambi i genitori. Ci sarebbero anche testi che chiedono di far salire il taglio del cuneo fiscale dal 2% al 3%, un punto sul quale Confindustria ha ripetutamente chiesto uno sforzo al governo.

Tante critiche

Critico il giudizio sulla manovra della Cgil dopo il nuovo incontro con il governo. «Abbiamo confermato il nostro giudizio negativo sulla manovra, è necessario proseguire la mobilitazione che abbiamo messo in campo e richiede delle modifiche profonde», spiega il segretario Maurizio Landini.
La Cisl, invece, segue una linea di maggiore apertura. «Il governo ci ha assicurato la disponibilità a programmare incontri con il sindacato a gennaio per discutere di come cambiamo il sistema della previdenza e delle pensioni», commenta il segretario generale Luigi Sbarra.
Mentre la Uil, per voce del segretario generale Pierpaolo Bombardieri, sostiene: «Durante l’incontro è stata data disponibilità ad aprire una serie di tavoli di confronto, ma come si direbbe con una battuta: con i tavoli non si pagano le bollette e non si mangia».
Critiche anche le opposizioni ma con diverse sfumature. Il Pd sostiene che l’esecutivo sia «contro il Sud» e annuncia di aver depositato una serie di emendamenti per la fiscalità di vantaggio sul lavoro nel Mezzogiorno e per rilanciare le misure di politica industriale regionale, a partire dalla decontribuzione e gli incentivi fiscali delle aree Zes.
Il Movimento 5 stelle annuncia richieste di modifica «per invertire radicalmente la rotta, in favore di persone in difficoltà e per una maggiore equità fiscale». Mentre la sinistra di Avs avrebbe formulato proposte per lo stop alla riattivazione della società Ponte sullo Stretto e per incrementare i fondi alla sanità.
Azione/Italia Viva, hanno depositato, tra i vari, testi per il «sostegno ai giovani, la riduzione della politica fiscale e contributiva» e poi per «sopprimere la norma che prevede la flat tax incrementale per le partite Iva».

Gli emendamenti sono 3.104

Sono 3.104 gli emendamenti alla manovra economica depositati in Commissione bilancio alla Camera dai partiti, circa la metà di quelli presentati lo scorso anno. Una contrazione figlia del contesto politico, con la legge di bilancio scritta in poche settimane subito dopo le elezioni di fine settembre e la necessità di farla approvare in Parlamento entro fine anno per evitare l’esercizio provvisorio. Il documento di bilancio, da 35 miliardi di euro, prevede per due terzi misure di mitigazione del costo dell’energia.
Il tempo stringe: sabato verranno dichiarati quali sono le proposte di modifica inammissibili mentre domenica 11 dicembre alle 15 scade il termine per indicare i testi segnalati, ripartiti in 200 per la maggioranza e 250 per le opposizioni. Dal 15 al 18 dicembre è in calendario il voto degli emendamenti in Commissione, poi dal 20 il testo approderà nell’aula di Montecitorio.
La maggioranza ha contenuto gli emendamenti, ne ha depositati 617: Forza Italia 136, Fratelli d’Italia 285, Lega 151, Noi moderati 45. Le opposizioni invece propongono 2.480 modifiche alla manovra: Partito democratico 957, M5s 772, Alleanza Verdi e Sinistra 191, Azione Italia viva 311, il Misto 23, Misto +Europa 93, Minoranze linguistiche 133). Dalle commissioni ne sono infine giunti 7.

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