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Se ai politici non è più dato di fare “giochi” per adulti

di
Alessandro Notarstefano, Sicilia, Editoriali
Giuseppe Conte

Davvero grottesca e triste, questa campagna elettorale inventata da chi – a freddo – ha voluto affondare il governo Draghi: Conte, Salvini e Berlusconi. I contendenti, districandosi tra piogge torrenziali e un’afa spietata, seguitano imperterriti a vendere balle spaziali agli italiani; noi – qui, all’esterno del recinto – ricambiamo la stima ostentando disincanto e promettendo astensionismo.
Sì, nel recinto paesano che non assomiglia nemmeno lontanamente a un’arena, ci sono loro: i politici, forse, che ci meritiamo, in larga parte specchio dell’ignavia, la nostra, di questi ultimi trent’anni. Promettono tasse ridotte all’inverosimile, quattordicesime, quindicesime e ponti a sedici campate, sicurezza fin dentro il ripostiglio di casa, gas a buon mercato, lavoro a mai finire, pensioni dignitose, sanità in salute, scuole più efficienti. Peccato che la storiella del milione di posti di lavoro – ne scegliamo una tra tante, perché è forse la più riuscita delle frottole, il paradigma dell’arroganza che si prende gioco della bonaria ingenuità dei meno attrezzati fra gli elettori – gli italiani l’abbiano già sentita, maldigerita, comunque metabolizzata. L’idea di troppi politici è che, di là dell’angusto recinto in cui qualcuno di loro prova a recitare la parte del torero Dominguín, ci siano sprovveduti pronti a mandar giù qualsiasi baggianata. D’altra parte, questo l’argomento rassicurante e cinico, è già successo. Molte volte.
Credono, i politici 2.0, di poter rimanere nel vago. Basterà blaterare sul “cosa faranno” senza mai impelagarsi in spiegazioni ardue su “come lo faranno”. Con quali fondi e con quali forze.
Tutto ciò, diamogliene almeno atto, è faticoso. Sicché, soprattutto per chi sembra avere già in tasca il successo elettorale, meglio diversificare i temi, utilizzando – quanto ai tempi e ai modi – lo stile social: nella superficialità collettiva, abituati come siamo alle sciocchezze, si rischierà tutt’al più qualche critica aspra ma passeggera. La ricetta è intervenire un po’ qui e un po’ là, e chi più ne ha più ne metta: meglio se gli “spunti” saranno stravaganti e tracimanti, gioverà alla confusione e a lasciare i sondaggi come stanno.
Sicché, complice la miopia cronica e degenerativa di chi sembra avvicinarsi alle urne senza speranza alcuna, ci ritroviamo – ahinoi – a sproloquiare: delle smaccate simpatie putiniane di Salvini e dei suoi più stretti collaboratori; dell’ondivaga fede sportiva – laziale, poi romanista, in barba alla coerenza – di Giorgia Meloni; del terribile stupro di Piacenza, con tanto di video condiviso irresponsabilmente sul web proprio dalla leader di Fratelli d’Italia, premier in pectore, già entrata nel ruolo di dispensatrice di certezze e saggezza a basso costo; dei mugugni ogni giorno distribuiti, peraltro sommessamente, da Giuseppe Conte, la cui parabola – nulla di personale – ci appare la migliore rappresentazione plastica di questo troppo lungo, infernale, periodo di bassa storia nostrana.
Attenzione: la posizione dell’Italia nello scenario internazionale è qualcosa su cui, certo, non è lecito scherzare, ma sentiamo d’essere più preoccupati – nel caso in cui dovesse prevalere questa destra così chiusa e visceralmente reazionaria – per i diritti civili. Guardiamo, in prospettiva, al... cattivo esempio delle Marche e temiamo per le minoranze, per le diversità che non sarebbero tutelate o lo sarebbero meno, per l’insabbiamento che rischierebbero di subire sacrosante battaglie come quella, ad esempio, per l’eutanasia se in una “giusta” cornice, temiamo per le scelte sulla formazione scolastica. Soprattutto, sarebbe concreto il pericolo di vedere rallentata l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza su cui tanto ha lavorato l’esecutivo Draghi. Soprattutto, temiamo la perdita di fiducia – nei confronti dell’azienda Italia, con ripercussioni nefaste – da parte di Bruxelles. Né ci gioverebbe l’essere screditati oltre l’Atlantico...
Tutto sa di teatrino di provincia specie quando i politici dei nostri tempi s’avventurano nei giochi che una volta erano appannaggio degli adulti. È un problema anche questo globale, non riguarda solo gli italiani. Ma, nessuno si sorprenda, non riusciamo a essere davvero pessimisti: è come se l’umanità, per quanto goffamente e tardivamente, alla fine sapesse sempre trovare il modo di difendere il proprio tornaconto. Dalla lotta, alla bell’e meglio, contro il riscaldamento globale, alla consapevolezza che le armi nucleari è preferibile tenerle sotto chiave, alle linee-guida che devono in ogni caso tenere in riga le economie trainanti, l’unica economia trainante. Sicché Meloni ci preoccupa, al netto di quello che mai potrebbe fare, per le decisioni che – a spese d’un maturo modello di libertà – le resterebbe possibile prendere. (Alessandro Notarstefano)

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