
Fa un certo effetto vedere Capitol Hill tirata a lucido, i militari in alta uniforme impassibili nonostante la temperatura glaciale (massima -6 centigradi), l’aria solenne e silenziosa.
La stessa Capitol Hill dove il 6 gennaio del 2021 ho visto con i miei occhi ventimila manifestanti trumpiani assaltare il Campidoglio, travolgere gli agenti di servizio, invadere e devastare il parlamento, cacciare in malo modo chi, come chi scrive, voleva documentare quel che stava accadendo e se l’è cavata fortunosamente con molte minacce e qualche spintone. Quattro anni dopo l’uomo che aveva incitato all’assalto quella folla entra in quello stesso palazzo da Presidente scortato dagli stessi agenti che i suoi militanti avevano malmenato (quattro di loro si sono uccisi nei giorni successivi all’assalto). Il Parlamento ha condannato Trump per quel tentativo di rovesciare il legittimo voto che consegnò a Biden la vittoria del 2021 ma non con i due terzi previsti dalla costituzione. E la maggioranza degli americani ha deciso di reinsediarlo alla Casa Bianca.
L’ironia della storia vede il neo Presidente compiere lo stesso percorso dei suoi militanti: allora dovettero sfondare porte e finestre, oggi Trump entra dalla porta principale con tutti gli onori. Le temperature polari lo hanno costretto a rinunciare alla tradizionale parata lungo Pensilvania Avenue, la strada che unisce il Parlamento alla Casa Bianca e questo decisione in extremis ha indispettito il tycoon amante dei bagni di folla. I ventimila fortunati che hanno conquistato un biglietto dovranno accontentarsi di vedere su grandi schermi quel che accade nella “rotunda” il grande salone a cupola del Parlamento. È lo stesso dove scorrazzò Jack Angeli, uno dei manifestanti più pittoreschi , con cappello di pelo e corna di bisonte. Lui e i suoi compari hanno un motivo in più per seguire l’inaugurazione: attendono che il neo Presidente mantenga la sua promessa di perdonarli tutti (in 200 sono ancora in carcere) e di riabilitarli perché quello del 6 gennaio (parole di Trump) non fu un crimine ma un «atto d’amore per la patria».
Così negli stessi corridoi dove Angeli e gli altri “patrioti” distrussero tutto fotografandosi contenti (quelle foto poi divennero insopprimibili prove a loro carico) sfilerà il neo presidente accompagnato da ospiti venuti a onorarlo da tutto il mondo: certa la presenza dell’argentino Milei e dell’ungherese Orban, confermata anche quella di Giorgia Meloni.
L’inaugurazione presidenziale a Washington ha qualcosa che ricorda l’incoronazione di un imperatore romano. Tutta l’architettura della capitale d’altronde riecheggia l’antica Roma: colonne, marmo, statue imponenti. Ma questa volta niente colpo d’occhio fra le colonne e la folla plaudente causa temperature proibitive. Non è la prima volta. Anche Ronald Reagan dovette giurare all’interno per il freddo. Ma Reagan era il re dell’autoironia mentre Trump si prende molto sul serio e intende dare un tocco personale a ogni suo gesto. La tradizione vuole che il Presidente giuri sulla Bibbia. Nel giuramento precedente Trump aveva posato la mano sulla Bibbia di Abraham Lincoln, un prezioso manufatto con copertina viola del 1865 e così aveva fatto anche Barack Obama. Questa volta, oltre alla vecchia Bibbia, il neo presidente userà la sua, una bibbia che porta il suo nome e che gli era stata regalata da sua madre nel 1955 alla fine della scuola elementare presbiteriana del quartiere di Jamaica a New York.
Quando leggerete queste righe un marine in alta uniforme starà alzando sulla Casa Bianca la bandiera americana. Uno strappo al protocollo. Per la morte di un Presidente la bandiera deve stare a mezz’asta per venti giorni. Carter è morto meno di venti giorni fa ma Trump ha fatto sapere di ritenere insopportabile prestare giuramento con la bandiera americana a mezz’asta. Così il nuovo speaker della camera Mike Johnson ha ordinato di “ritirarla su” solo per un giorno.
C’è un precedente. Richard Nixon prestò giuramento poco dopo la morte di un altro Presidente, Truman. Nixon decise di lasciare la bandiera a mezz’asta in segno di rispetto.
Trump no. Ogni inaugurazione lancia evidentemente dei segnali simbolici.
Il democratico Jimmy Carter decise di percorrere Pensilvania Avenue a piedi, stringendo le mani della folla e facendo disperare gli agenti della scorta. Era un segnale politico, voleva mostrare un presidente “del popolo” a portata di mano, un americano medio sincero ed aperto per voltare pagina dopo il burrascoso epilogo di Nixon travolto dallo scandalo Watergate.
Trump sarà l’opposto. In un palazzo chiuso, superblindato per timore di nuovi attentati, stringerà le mani di capi di stato stranieri e di magnati dell’economia supertech che hanno deciso di appoggiarlo. Non solo l’onnipresente Elon Musk con Peter Thiel (insieme hanno inventato Paypal e con pochi altri soci sono soprannominati la “paypal mafia”) ma anche nuovi amici convertiti da poco: Jeff Bezos , il proprietario del Washington Post che ha impedito al suo giornale di schierarsi come da tradizione con il candidato democratico, o Mark Zuckerberg l’inventore di Facebook che dopo anni di militanza democratica si è convertito al trumpismo adeguandosi alla totale abolizione del fact checking così come aveva fatto Musk per X (ex Twitter).
Nel suo ultimo messaggio di commiato alla nazione il presidente uscente Joe Biden ha lanciato un grido di allarme: «Oggi in America si sta formando una oligarchia di estremo potere e influenza» ha detto richiamando un antico messaggio di un altro Presidente Eisenowher. I sostenitori di Trump hanno subito risposto che anche lo stesso Biden ha avuto il finanziamento e il sostegno di molti “oligarchi”. Fatto vero e frequente nella storia politica americana. Ma in genere si è trattato di figure che influivano nell’ombra e che amavano dissimulare il proprio potere. Musk è qualcosa di nuovo e mai visto. Non è nato negli Stati Uniti e per questo non potrà mai correre per la Casa Bianca (come Kissinger).
Ma l’impronta che sta imprimendo a questa presidenza è qualcosa di inedito e imprevedibile. Vedremo fino a quando i “due tenori” della politica americana sapranno contare in coro .
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