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Euro 2020

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HOOLIGANS E RAZZISMO

Euro 2020, inchiesta Uefa sugli scontri a Wembley. Solidarietà a giocatori insultati

I tifosi, protagonisti di risse e tafferugli, avevano tentavano di entrare senza biglietto. Gara di solidarietà a favore di Rashford, Sancho e Saka, pesantemente presi di mira sui social

L’Uefa ha avviato un’indagine per fare chiarezza sugli scontri avvenuti domenica a Wembley in occasione della finale di Euro 2020. Sia dentro che fuori dallo stadio londinese, prima e dopo l’ultimo atto dell’Europeo vinto dall’Italia, si sono registrate risse e tafferugli provocati dai tifosi inglesi, molti dei quali tentavano di entrare dentro l'impianto sprovvisti di regolare biglietto.

Intanto, però, nel Regno Unito è scattata anche una gara di solidarietà per stringersi attorno ai tre nazionali inglesi, bersagliati da insulti razzisti sui social dopo aver sbagliato i loro rigori contro l’Italia. Ma c'è anche chi - commentando quanto accaduto a Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka - se la prende con la ministra degli Interni, accusandola di aver alimentato il fuoco dell’odio. E’ il caso di Tyrone Mings, difensore centrale dell’Aston Villa, che ha criticato Priti Patel per aver stigmatizzato nelle scorse settimane la scelta dei Tre Leoni di inchinarsi prima delle partite dell’Europeo, in segno di protesta e rifiuto di ogni forma di razzismo. «Non puoi alimentare il fuoco all’inizio del torneo etichettando il nostro messaggio antirazzista come atto politico e poi fingere di essere disgustata quando accade proprio quello contro cui stiamo facendo una campagna», ha scritto su Twitter il difensore inglese. Un commento al quale la ministra, tramite un portavoce, ha replicando ricordando come lei stessa - proveniente da una famiglia di origine indiana - sia stata spesso bersaglio di abusi discriminatori. Il botta e risposta mediatico conferma come la tensione per gli attacchi razzisti ai tre nazionali di Gareth Southgate resti di stretta attualità nel Regno Unito. Spingendo moltissimi residenti di Manchester a schierarsi al fianco di Rashford, centravanti dello United, il cui murales - a Withington, il quartiere da dove proviene - è stato vandalizzato e imbrattato con scritte ingiuriose. Insulti prontamente coperti dalla comunità locale con messaggi di affetto e unità, prima che un’artista provvedesse a ricolorarlo come era stato realizzato originariamente.
E se sui social è un susseguirsi di post di solidarietà, non solo per Rashford, da più parti si invoca la tolleranza zero contro i razzisti. La stessa usata con un comico inglese, Andrew Lawrence, autore di una serie di tweet stonati dal sapore razzista, che gli sono costati la cancellazione di diverse serate della sua tournee, prevista quest’estate.
E se Anton Ferdinand, ex giocatore di West Ham e Sunderland, si augura che la Fifa non assegni al Regno Unito i mondiali del 2030, proprio per il perdurante problema del razzismo sull'isola, il Premier Boris Johnson ha fatto sapere che chiederà ai vertici delle piattaforme digitali più diffuse la massima collaborazione per individuare ed eliminare i profili social di chi si macchia di offese razziste.

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