Martedì, 16 Ottobre 2018

Ilva: Ue, Italia recuperi 84mln di aiuti illegali

BRUXELLES - L'antitrust Ue ha completato l'indagine sulle misure di sostegno a favore dell'Ilva, concludendo che due prestiti concessi dall'Italia nel 2015 comportavano aiuti di Stato illegali. L'Italia deve ora recuperare dall'Ilva l' "indebito vantaggio", di circa 84 milioni di euro. Lo fa sapere la Commissione Ue, precisando che "le altre misure di sostegno non comportavano aiuti di Stato", e che la decisione "non interferisce con l'attuazione delle misure ambientali" né con la procedura di vendita.

L'indagine della Commissione ha confermato che due delle cinque misure hanno conferito all'Ilva un vantaggio indebito, violando le norme Ue sugli aiuti di Stato. L'Italia ha concesso tale sostegno nel 2015, nel periodo quindi dell'apertura della procedura d'insolvenza.

In particolare, il sostegno riguarda le condizioni finanziarie relative ad una garanzia statale su un prestito di 400 milioni di euro e ad un prestito pubblico di 300 milioni di euro. "Tali importi sono stati utilizzati per finanziare il fabbisogno di liquidità dell'Ilva relativo alle sue attività commerciali e non per sopperire ai costi della bonifica ambientale. Entrambe le misure sono state concesse a condizioni più favorevoli rispetto alle condizioni di mercato e hanno avvantaggiato l'azienda rispetto agli altri produttori di acciaio dell'Ue, che devono finanziare a proprie spese le operazioni correnti e gli interventi di ristrutturazione", scrive la Ue.

L'Ilva deve ora rimborsare circa 84 milioni di euro di aiuti (interessi esclusi), corrispondenti alla differenza tra le condizioni finanziarie del prestito e della garanzia di cui ha beneficiato, e le condizioni prevalenti sul mercato. Inoltre, per quanto riguarda il futuro, le condizioni di concessione del prestito e della garanzia dovranno essere adeguate alle condizioni di mercato.

"L'obbligo di rimborsare gli aiuti illegali rimane responsabilità dell'Ilva e non se ne prevede il trasferimento all'eventuale futuro acquirente degli attivi, a condizione che vi sia discontinuità economica tra l'Ilva e l'entità acquisita dal nuovo proprietario", precisa la Commissione.

 

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