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Caso Khashoggi, Riad ammette: "È stato ucciso in una colluttazione"

Di fronte alle richieste sempre più pressanti di chiarimenti da parte della comunità internazionale, e minacciata di sanzioni dal suo maggiore alleato, gli Usa, l'Arabia Saudita ha ammesso che il giornalista Jamal Khashoggi è stato ucciso - "in una colluttazione" - nel consolato saudita di Istanbul. Ma sulla dinamica dell'episodio, e su dove sia finito il corpo, continua a regnare il mistero. La televisione di Riad, citando i risultati preliminari di un'inchiesta ufficiale, ha affermato che Khashoggi è deceduto in seguito ad una rissa con alcune persone che lo avevano incontrato per un appuntamento nella sede diplomatica.

Diciotto cittadini sauditi sono stati arrestati, mentre è stato rimosso dall'incarico il generale Ahmed al Asiri, uomo di punta dei servizi segreti e consigliere della Corona. La televisione ha aggiunto che il re Salman intende presentare una proposta per riformare i servizi d'Intelligence. In serata il presidente americano Donald Trump, che giovedì aveva detto di considerare probabile la morte di Khashoggi, era tornato a minacciare sanzioni contro l'Arabia Saudita se fossero emerse chiaramente le sue responsabilità. L'inquilino della Casa Bianca aveva detto che probabilmente entro lunedì avrebbe ottenuto tutte le informazioni del caso.

"Scopriremo chi sapeva cosa, quando e dove, e decideremo", ha affermato Trump. Un segnale che la pressione per Riad si stava facendo ormai insostenibile. Che il cerchio si stesse ormai stringendo era apparso chiaro anche dalle parole pronunciate ieri dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: "Abbiamo alcune informazioni e prove e condivideremo con tutto il mondo i risultati dell'inchiesta", aveva spiegato il capo della diplomazia di Ankara. Ieri la procura di Istanbul ha interrogato come testimoni 15 dipendenti turchi della sede diplomatica di Riad. Tra loro contabili, tecnici, operatori telefonici e anche l'autista del console.

Non c'era lui però alla guida del minivan nero modello Mercedes Vito con targa diplomatica ispezionato dai tecnici della scientifica turca utilizzando sostanze chimiche in grado di rendere evidenti tracce ematiche non visibili a occhio nudo. Sarebbe questo il mezzo con cui il corpo di Khashoggi - o i suoi resti - sono stati trasportati fuori dal consolato. Prima, alle 15:09, poco meno di due ore dall'ingresso del reporter, nella residenza del console. Poi in una località lontana, forse la Foresta di Belgrado, il bosco meta di escursionisti alla periferia europea di Istanbul, dove in queste ore proseguono le ricerche della polizia. Nonostante le prime notizie sull'inchiesta saudita, l'immagine in Occidente di Riad, e in particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman, appare sempre più compromessa.

Boicottata dai ministri economici di Europa e Stati Uniti e dal Fondo monetario internazionale, la sua 'Davos del deserto' inizierà martedì decimata dalle defezioni. Ieri ha annunciato il forfait un altro gigante economico, Airbus, che si unisce a diverse grandi aziende e banche, da Uber a Hsbc, e ai big dell'editoria Usa, tra cui Cnn e New York Times. Il segretario al Tesoro americano, Steve Mnuchin, anche lui tra i disertori dell'evento, sarà però a fine mese a un incontro sulla lotta al terrorismo a Riad. E sul caso alzano la voce anche gli avversari dell'Arabia Saudita in Medio Oriente. Dal Libano il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l'ha invitata a prendere una decisione "coraggiosa" e porre fine alla guerra in Yemen, sostenendo che "l'immagine nel mondo dell'Arabia Saudita è al suo minimo storico.

La spiegazione data dai sauditi sulla morte di Jamal Khashoggi per il presidente americano Donald Trump "è credibile": lo afferma la Casa Bianca che chiede a Riad di "fare giustizia tempestivamente, in maniera trasparente e in conformità con un processo equo".  Per Trump quindi l'annuncio da parte di Riad degli arresti in connessione con l'assassinio di Khashoggi "è un buon primo passo". "Ma quello che è accaduto - ha aggiunto il presidente americano - è inaccettabile"

Riad ha rimosso dal proprio incarico Saud al-Qahtani, esponente di spicco della Corte reale saudita e stretto consigliere del principe ereditario Mohammed bin Salman. Lo riferisce al Arabiya. Qahtani, definito lo "Steve Bannon saudita", è considerato lo 'stratega' della politica mediatica del principe.  Oltre a Qahtani e il generale Ahmed al-Asiri - numero due dell'intelligence saudita - sono stati rimossi i generali Mohammed bin Saleh al-Rumaih, del Direttorato dell'intelligence, Abdullah bin Khalifa al-Shaya, a capo del settore Risorse umane, Rashad bin Hamed al-Mohammad, responsabile del Dipartimento della sicurezza e della protezione. Il re saudita Salman ha disposto la creazione di un comitato ministeriale per la riforma dei servizi segreti a seguito della morte di Jamal Khashoggi. Lo riferisce la Bbc. Il comitato sarà presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

Jamal Khashoggi "ha tentato di fuggire dal Consolato, lo hanno fermato, preso a pugni. Lui ha iniziato a urlare, allora uno dei presenti lo ha preso per il collo, strangololandolo fino alla morte": lo scrive il New York Times citando un "alto funzionario saudita", il primo a confermare l'assassinio al quotidiano. "C'è un ordine generale del Regno di far rientrare i dissidenti che vivono all'estero. Quando Khashoggi ha contattato il Consolato, il generale Assiri ha inviato il team di 15 uomini", aggiunge la fonte.

Il Washington Post afferma intanto che "funzionari della Cia hanno ascoltato" le registrazioni audio turche che "provano che Khashoggi è stato ucciso e poi smembrato" e che la morte del giornalista saudita non è stata accidentale. La registrazione, se verificata - aggiunge il quotidiano che ha accusato Donal Trump di "cospirare con Riad" per prendere tempo e consentire ai sauditi di trovare una via di uscita - renderà difficile alla Casa Bianca accettare la versione dell'incidente.

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