Domenica, 15 Dicembre 2019
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LA POLEMICA

YouTube viola la privacy dei bambini, multa da 170 milioni di dollari per Google

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Google paga una multa da 170 milioni di dollari e si impegna a tutelare la privacy dei minori su YouTube, accusata dalle autorità americane di aver illegalmente raccolto i dati personali di milioni di bambini e di averli usati per pubblicità mirate. Pur trattandosi della multa più alta mai imposta dalla Federal Trade Commission in tema di privacy dei minori, le polemiche sono immediate: la cifra è ritenuta troppo bassa per un colosso come Google, al quale le autorità - affermano i critici - si limitano sostanzialmente a chiedere di rispettare la legge invece di
imporre misure più stringenti.

Il presidente della Ftc però difende l'accordo. "E' una significativa vittoria per milioni di genitori i cui figli guardano contenuti su YouTube" dice Joseph J. Simons, spiegando che l'intesa impone alla piattaforma di chiedere ai produttori di contenuti di identificarsi come creatori di materiale per bambini. L'intesa non convince neanche tutta la Ftc, che l'ha approvata con tre voti a favore e due contrari. A bocciarla sono i commissari democratici, che ritengono non si spinga abbastanza in là in quanto non va a colpire nessun manager. "Nessuna responsabilità individuale, rimedi insufficienti e una multa che consente in ogni caso alla società di realizzare profitti dall'aver infranto la legge" dice critica Rohit Chopra, "i termini del patteggiamento sono talmente non significativi che Google non ha neanche lanciato un avvertimento agli investitori" aggiunge.

Insoddisfatte anche le associazioni a difesa della privacy che hanno sollevato alle autorità il caso Youtube, secondo le quali la sanzione è "irrilevante", è come "essere fermati perché a 200 chilometri all'ora e ricevere solo un avvertimento dalla polizia".

Mentre cerca di chiudere il capitolo YouTube, per Google si apre un'altra grana privacy. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Mountain View è accusata da una della sue rivali, Brave, di usare pagine web nascoste per passare segretamente i dati personali dei suoi utilizzatori agli inserzionisti pubblicitari, aggirando le norme sulla privacy dell'Unione Europea. Brave avrebbe consegnato le prove raccolte sulle pratiche di Google alle autorità irlandesi, che hanno la supervisione delle attività europee di Mountain View. Google respinge le accuse: "Non serviamo annunci pubblicitari personalizzati e non inviamo richieste agli inserzionisti senza il consenso dell'utente". Google aggiunge che "la Data Protection Commission irlandese e l'Information Commission Office nel Regno Unito stanno già esaminando il real time bidding per valutare la sua conformità" alla General Data Protection Regulation europea. "Accogliamo con favore il loro lavoro e stiamo cooperando".

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