Domenica, 23 Febbraio 2020
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ELEZIONI

Il peronismo torna al potere in Argentina, Fernandez alla Casa Rosada

L’Argentina torna peronista e affida la Casa Rosada ad Alberto Fernández: il candidato del Frente de todos ha battuto con quasi 8 punti di scarto il presidente liberista uscente Mauricio Macri al primo turno, senza passare per il ballottaggio.

Fernandez, che ha ottenuto il 48,1% contro il 40,4 di Macri, entrerà in carica ad inizio dicembre, ma da subito dovrà mettersi al lavoro per scongiurare il rischio di iperinflazione e rassicurare i mercati che hanno subito reagito male al risultato elettorale, con la borsa di Buenos Aires che è arrivata a lasciare sul terreno quasi il 3%.

Mentre la Banca centrale varava la stretta sui cambi, riducendo l’acquisto di dollari a soli 200 al mese (fino ad oggi erano 10 mila) se si possiede un conto bancario. La nuova era in Argentina si è aperta con una colazione nella Casa Rosada presidenziale tra Fernandez e lo sconfitto Macri, che ha riconosciuto la vittoria dell’avversario ancora prima che terminasse lo spoglio.

Il risultato elettorale non ha infatti offerto spazio a dubbi, assegnando la vittoria al candidato di centrosinistra in un Paese dove si vince al primo turno se si supera il 45% delle preferenze. L’avanzata dell’opposizione appare chiarissima sulla carta geografica argentina, dove 18 province del nord e del sud sono in mano a Fernández, mentre nella fascia centrale costituita dalle cinque province più industrializzate (Mendoza, San Luis, Cordoba, Santa Fe e Entre Rios) si è votato per il governo uscente.

I festeggiamenti a Buenos Aires attorno a Fernández, all’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner che sarà suo vice e al giovane governatore della determinante provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, sono cominciati prima della mezzanotte nel quartier generale dell’Avenida Corrientes e Dorrego, dove si è concentrata una folla sterminata, e sono durati fino all’alba.

Un popolo variopinto, peronista, kirchnerista ma anche non affiliato politicamente ha partecipato alla gioia per «la sconfitta del neoliberismo e del Fmi», applaudendo i discorsi dei protagonisti della vittoria che assicuravano l’impegno a mettere fine al «modello finanziario imperante nel Paese» ed a costruire «l'Argentina che sogniamo».

Sarà, ha assicurato il capo dello Stato eletto, «un’Argentina solidale, egualitaria, che difende l’educazione pubblica, la salute, che privilegia quelli che producono, quelli che lavorano». Da parte sua Macri, che aveva chiesto la conferma per poter portare a termine il lavoro iniziato nel 2015, si è congratulato, offrendo la sua disponibilità per «una fase di transizione ordinata, che porti tranquillità agli argentini».

Ma intanto, archiviato lo scontro elettorale, è stato subito necessario intervenire per arginare il rischio baratro per la politica monetaria argentina. Il Banco centrale (Brca), appena è emerso il dato elettorale e la vittoria dell’opposizione, ha diffuso nuove disposizioni al sistema bancario che di fatto azzerano la possibilità per gli argentini di risparmiare in valuta pregiata.

La misura, adottata soprattutto per tutelare quello che resta delle riserve (43.000 milioni di dollari), ha avuto l’effetto, almeno nell’immediato, di far regredire la quotazione ufficiale del biglietto verde sotto i 64 pesos, anche se ha stimolato quella del dollaro 'informale' o 'blu', salito fino a 77 pesos.

Dal suo ufficio di Washington, la nuova titolare del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva ha seguito l'andamento dello scontro elettorale ed ha preso subito atto della vittoria del ticket Fernández-Fernández. Tenendo conto dell’esistenza di un prestito stand by triennale di oltre 57.000 milioni di dollari, che si trova in una certa sofferenza, la Georgieva ha auspicato il «rapido inizio» di un lavoro comune «per far fronte alle sfide economiche e per promuovere una crescita inclusiva e sostenibile che sia benefica per tutti gli argentini».

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