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Corea del Nord, la minaccia di Kim: "Presto una nuova arma strategica"

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Kim Jong Un

La Corea del Nord ha inaugurato il 2020 inviando un minaccioso segnale di rottura agli Stati Uniti. Kim Jong-un ha abbandonato la moratoria sui test nucleari e dei missili intercontinentali, annunciando l’arrivo di «nuova arma strategica», per convincere gli americani a revocare le sanzioni. A Washington l’avvertimento è stato accolto senza isterismi e Donald Trump si è detto convinto che Kim «manterrà i patti».

Ma il tycoon sa bene che nuovi missili in volo nell’anno delle elezioni potrebbero rappresentare un problema. Sembra passato un secolo dai due storici incontri tra Trump e Kim che avevano avviato il disgelo tra gli Usa e l’imprevedibile 'Stato eremita'. Il dialogo di fatto si è fermato, tanto che a sei mesi dal secondo faccia a faccia, al confine demilitarizzato della penisola coreana, gli Usa rifiutano ancora di cancellare le sanzioni fin quando Pyongyang non abbandonerà del tutto il suo programma nucleare. Kim a questo punto ha tentato un’accelerazione.

E al termine di un insolito vertice di quattro giorni con i capi del partito comunista, ha dichiarato che la Corea del Nord non si ritiene più vincolata alla sospensione dei test sui missili a lungo raggio, accusando gli americani di aver aumentato le sanzioni e creato instabilità nella regione effettuando esercitazioni congiunte con Seul. «In tali condizioni - ha detto Kim - non c'è motivo per noi di rimanere unilateralmente vincolati, non esiste lo stesso impegno dalla parte opposta, e questo sta indebolendo i nostri sforzi per il disarmo nucleare mondiale e la non proliferazione».

E per dimostrare che sta facendo sul serio, ha annunciato che «il mondo sarà testimone di una nuova arma strategica» dal Nord «nel prossimo futuro». La reazione americana è stata cauta. «Abbiamo firmato un contratto che parla di denuclearizzazione, penso che sia un uomo di parola», ha commentato Trump, ricordando l’intesa sottoscritta con Kim a Singapore, a giugno del 2018, nel primo vertice della storia tra un presidente americano e un leader nordcoreano.

Gli Stati Uniti «vogliono la pace e non lo scontro», gli ha fatto eco Mike Pompeo, che vuole «lasciare aperta la possibilità che il leader del Nord faccia la scelta migliore, per se stesso e per il suo popolo». Nell’ultimo anno Pyongyang ha condotto diversi test missilistici a corto raggio, come tattica per convincere gli Stati Uniti a fare ulteriori concessioni. Ma la ripresa dei test sui razzi a lunga gittata, capaci cioè di raggiungere gli Stati Uniti, rischia di far saltare il banco.

O quanto meno di mettere in difficoltà Trump in un anno di campagna elettorale. E forse è proprio questo l’obiettivo del leader nordcoreano: spronare il suo interlocutore a offrire presto consistenti contropartite alla denuclearizzazione della Corea del Nord. Oppure, prepararsi a nuovi test missilistici che farebbero dimenticare la storica stretta di mano tra i due leader, fin qui trionfalmente esibita dal presidente americano.

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