Venerdì, 10 Aprile 2020
stampa
Dimensione testo

Mondo

Home Mondo L'emergenza Coronavirus al G20 di Riad, l'Fmi taglia il Pil globale
ARABIA SAUDITA

L'emergenza Coronavirus al G20 di Riad, l'Fmi taglia il Pil globale

Il coronavirus e i timori per il suo impatto economico irrompono al G20, costringendo ministri delle Finanze e governatori a valutare contromisure per sostenere la crescita. Con il Fmi che lima il Pil globale e avverte: le conseguenze potrebbero essere più preoccupanti se il contagio si allarga. Ministri, governatori e alte autorità finanziarie mondiali ragionano se il coronavirus provocherà una frenata del Pil globale «a forma di V», con una caduta repentina della crescita seguita da una ripresa rapida.

O se invece sia una «U», una fase negativa più lunga e con ripresa graduale. L’ottimismo fa ancora prevalere la prima ipotesi: il Fondo monetario internazionale, al G20 di Riad, Arabia Saudita, lima la crescita globale per il 2020 al 3,2%, appena 0,1 punti in meno, e toglie alla Cina 4 decimali portandola al 5,6%. Ma la revisione, interamente imputabile al coronavirus, arriva a solo un mese di distanza dalle stime che erano state presentate al forum di Davos.

E la direttrice generale Kristalina Georgieva avverte: questo è lo scenario principale, che vede una ripresa nel secondo trimestre. Ma «guardiamo anche a scenari più preoccupanti, in cui la diffusione del virus continua più a lungo e si fa più globale, con conseguenze sulla crescita più durevoli». Per questo il Fondo monetario è pronto, se fosse necessario, anche ad attingere al suo Fondo catastrofi per aiutare i paesi più deboli e vulnerabili. Sugli scenari si è soffermato anche un intervento di Ignazio Visco durante la riunione plenaria sull'economia globale. Il governatore di Bankitalia ha ribadito quanto detto al Forex: è ancora impossibile valutare compiutamente l’impatto del coronavirus, visti i molti fattori di incertezza e l’impatto indiretto attraverso canali come il turismo o i canali di distribuzione del commercio internazionale.

Con l’allargarsi dell’epidemia che rischia di trasformarsi in pandemia, con i casi in Corea del Sud, Iran, e l’accelerazione dei contagi in Italia, la preoccupazione è alta. Le notizie più recenti, il contagio in Paesi dove sono difficili le misure draconiane messe in campo da Pechino, il lungo periodo di latenza del virus e le infezioni asintomatiche, fanno temere che andrà peggio. In vista del comunicato finale in arrivo domani, un documento dell’organizzazione saudita dell’evento parlava di "possibili risposte delle autorità a sostegno della crescita per contrastare i rischi al ribasso». In campo potrebbero tornare le banche centrali, con la Peoplès Bank of China che ha già adottato misure d’emergenza.

E il coronavirus potrebbe spingere a un appello per uno stimolo di bilancio coordinato per la crescita: lo chiede - anticipando che anche l’Ocse potrebbe tagliare le stime - il segretario generale Angel Gurria. Un clima che riporta in mente gli anni della crisi finanziaria. Se non fosse che, da allora, i colpi alle istituzioni multilaterali sono stati incessanti. Una bozza del comunicato finale di Riad che circola si limita a parlare di «alzare il monitoraggio dei rischi globali, inclusa la recente epidemia di Covid-19».  I dati economici più recenti parlano di un calo vertiginoso del Pil in Giappone. La Germania è in stagnazione con lo Zew che ha appena segnalato una caduta delle aspettative. Francia e Italia erano in negativo nel quarto trimestre.

I titoli americani a 30 anni sono al minimo record di rendimenti, segno di una fuga degli investitori dal rischio, e negli Usa l’indice Pmi ha segnalato una contrazione dell’economia per la prima volta dal 2013. Per l’economia globale non è solo un problema di turisti cinesi volatilizzati, o di beni di lusso, automobili o prodotti esportati in Cina, o di 'effetto paura' che tiene la gente lontana dai cinema, dallo shopping e che non fa viaggiare. Il coronavirus ha messo in fermo una quota rilevante dell’industria cinese. Che a differenza dei tempi della Sars, nel 2003, ora costituisce una parte molto rilevante (16% contro il 4% di allora) del Pil globale, ed è ancora bene al centro della catena di produzione globale: uno stop in Cina significa una gelata del commercio mondiale.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook