Giovedì, 16 Settembre 2021
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CORONAVIRUS

Pfizer: entro novembre i dati sul vaccino Covid per i bimbi tra 6 mesi e 5 anni

Probabile richiesta autorizzazione a Fda nello stesse mese

L’azienda Pfizer punta a presentare i dati relativi al suo vaccino anti-Covid in via di sperimentazione per i bambini dai 6 mesi ai 5 anni entro novembre. Secondo i media Usa, lo ha fatto intendere per la prima volta Frank D’Amelio, direttore finanziario dell’azienda, parlando ad una conferenza di settore alla "Morgan Stanley Healthcare Global conference". La richiesta di autorizzazione del vaccino Pfizer-BioNtech per i bambini un po' più grandi - tra i 5 e gli 11 anni - verrà invece presentata - come già annunciato - ad Ottobre.

D’Amelio ha fatto presente che «se tutti i dati relativi al potenziale vaccino per i bambini al di sotto dei 5 anni saranno positivi, questi verranno sottoposti alla Food and drug administration nelle settimane subito dopo la presentazione del vaccino per i ragazzini più grandi».

Covid: in Usa boom di casi tra i minori. Dibattito sui vaccini

E’ boom di casi di Covid nei bambini negli Stati Uniti, dove nell’arco di un mese si è registrato un aumento del 240%. La denuncia è delle associazioni pediatriche americane, mentre dall’altra parte dell’oceano sta nascendo un dibattito delicatissimo, sull'opportunità o meno di somministrare ai bambini il vaccino anti Covid-19. I pediatri dell’American Academy of Pediatrics e della Children's Hospital Association rilevano che nelle ultime due settimane le notifiche dei casi di Covid-19 nei minori sono state circa 500.000, il 240% in poco più di un mese; nella settimana fra il 2 e il 9 settembre 2021 i casi sono stati 243.373: un numero leggermente inferiore ai 251.781 rilevati tra il 26 agosto e il 2 settembre, ma che conferma come i livelli di circolazione del virus tra i bambini e i ragazzi siano più che triplicati rispetto ai 71.726 notificati nell’ultima settimana di luglio. E’ vero, osservano i pediatri, che la malattia nei bambini continua a manifestarsi prevalentemente in forma leggera, con rari casi gravi, ma «è urgente - aggiungono - raccogliere più dati sull'impatto a lungo termine della pandemia sui bambini, sia per quel che riguarda le conseguenze che il virus può avere sulla salute fisica dei bambini che a livello di emotivo e mentale».

Proprio alla luce degli alti costi finora pagati dai bambini con lockdown e didattica a distanza, sia considerando che i bambini non si ammalano di Covid-19 in modo grave e che i vaccini di contro non fermano i contagi, un gruppo di bioeticisti dell’università britannica di Oxford solleva il dibattito sulla vaccinazione dei minori. Lo fa in un articolo pubblicato sul Journal of Medical Ethics, a ridosso dei pareri opposti espressi recentemente dai massimi esperti di medicina del Regno Unito sull'opportunità o meno di estendere la vaccinazione anti Covid-19 anche ai bambini e ragazzi sani fra i 12 e i 15 anni. La preoccupazione dei bioeticisti di Oxford è riferita ai vaccini, considerando che «allo stato attuale delle conoscenze su Covid-19, immunità e vaccini, potrebbe essere sbagliato attribuire ai bambini costi e rischi».

Tre le ragioni esposte dagli esperti: in primo luogo «è Improbabile che i bambini traggano un vantaggio diretto dalla vaccinazione anti Covid-19», inoltre «il beneficio collettivo che deriverebbe dal vaccinare i bambini sarebbe probabilmente molto limitato» e, in terzo luogo, «durante la pandemia abbiamo già imposto ai bambini alti costi, con restrizioni indiscriminate che li hanno utilizzati come semplici mezzi al servizio di fini altrui». Per di più, «i vaccini anti Covid-19 forniscono protezione a medio termine contro la malattia grave e la morte, ma i loro effetti sul blocco dell’infezione e sulla trasmissione sono incompleti e molto probabilmente transitori», commenta il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca. "Ciò significa - aggiunge - che in realtà non c'è un reale beneficio collettivo che può essere compensato con il rischio individuale della vaccinazione, a meno che non si effettui una vaccinazione di massa su base regolare, ad esempio annualmente, aumentando però i potenziali rischi correlati alla vaccinazione».

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