Sabato, 28 Maggio 2022
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L'OMBRA DI MOSCA

Venti di guerra in Ucraina: in allerta 8.500 militari Usa nel Baltico. Crollano le Borse

La Nato compie un passo in avanti e rafforza il contingente in Europa dell’est, con una sfilza di Paesi alleati che annunciano l’invio di uomini e mezzi, compresi navi e caccia. È la prima reazione concreta del Patto atlantico al deteriorarsi della crisi ucraina, al di là del sostegno a Kiev.  Gli Usa hanno messo 8.500 soldati in stato di allerta per la crisi Ucraina: lo ha annunciato il portavoce del Pentagono John Kirby e il presidente Joe Biden chiama i leader europei - tra cui Mario Draghi - per un giro di consultazioni. Il tutto mentre a Bruxelles i 27 ministri degli Esteri Ue cercano il «coordinamento» sulla linea da tenere con Mosca, al di là della promessa di «unità» e della fermezza in caso d’invasione.

Insomma, la settimana si apre con una fiammata sul dossier più spinoso dell’agenda internazionale. Il Cremlino, dal canto suo, si scaglia contro l’Alleanza, colpevole di «acuire la tensione». «La Russia non può ignorare l’attività della Nato», ha tuonato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov. «Il rischio che le forze armate ucraine mettano in scena provocazioni nel Donbass ora è più alto», ha chiosato. Ma non è l'unico fronte in cui la tensione sale. Gli Stati Uniti hanno infatti annunciato l’evacuazione delle famiglie dei diplomatici di stanza in Ucraina (l'incaricata d’affari Kristina Kvien è comunque al suo posto), misura in parte copiata a stretto giro dalla Gran Bretagna che però ha indispettito non poco le autorità ucraine. «La consideriamo prematura ed eccessiva», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Oleg Nikolenko.

L’Ue, sul punto, balla invece da sola. «Non drammatizziamo la situazione», ha commentato l’Alto rappresentante europeo Josep Borrell prima dell’inizio del consiglio Affari esteri a Bruxelles. «L'Ue non ritirerà il suo personale diplomatico dall’Ucraina. Blinken ci ha poi spiegato che semplicemente chi voleva lasciare il Paese è stato autorizzato a farlo». Il segretario di Stato Usa, infatti, si è collegato in video conferenza al Consiglio, seguendo la linea di Washington del "nulla sull'Europa senza gli europei», che in queste settimane ha segnato un intenso lavorio diplomatico tra le due sponde dell’Atlantico, sia tra partner Nato che tra Stati membri dell’Ue. Il mantra è quello «dell’unità» contro la manifesta strategia di Mosca di «spaccare» il fronte occidentale. I segnali sottotraccia ad ogni modo si moltiplicano. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ad esempio, ha incontrato a Bruxelles il ministro degli Esteri del Regno Unito, Elizabeth Truss.

Londra, d’altra parte, sta assumendo un ruolo sempre più indipendente e oltranzista nei confronti della Russia, per il giubilo dei Paesi europei dell’est - il premier britannico Boris Johnson è tornato ad ammonire Vladimir Putin che l’invasione dell’Ucraina sarebbe «un passo disastroso», praticamente "un’altra Cecenia». La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha invece annunciato un giro aggiuntivo di aiuti finanziari all’Ucraina da «1,2 miliardi di euro». Il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato ma allo stesso tempo ha esortato l’Ue a mantenere «l'unità» (di nuovo questa parola) di tutti i 27 nella difesa della «sovranità e dell’integrità territoriale» del suo Paese. Il tasto è dolente, perché qualche fessura alla sbandierata granitica posizione europea già si vede. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, non a caso, si sentirà domani con Emmanuel Macron. Perché, ormai è chiaro, Berlino siede tra le fila dei prudenti. «Se la diplomazia fallisce», ha rassicurato Borrell, «siamo ad un punto avanzato nella messa a punto della nostra riposta, che sarà rapida e coordinata, non solo a livello dell’Ue ma dal punto di vista internazionale». Sono le famigerate sanzioni senza precedenti contro Mosca sulle quali lo stesso Borrell, per il momento, ha invocato "discrezione» per preservarne «l'efficacia».

Tensione in Ucraina e Fed, crollano le Borse

Mercati in profondo rosso nella prima seduta settimanale, affossati dalle tensioni geopolitiche internazionali con i timori di un’escalation tra Russia e Ucraina. Occhi puntati sulla riunione del Fomc, il comitato direttivo della Federal Reserve, che mercoledì dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi dell’anno già a partire da marzo. Sullo sfondo permangono sempre le preoccupazioni per la variante Omicron che sembra comunque aver raggiunto (o esserci vicino) l’apice della sua diffusione nel Vecchio Continente. Una congiuntura che ha tramortito i principali listini europei ('bruciatì quasi 390 miliardi di euro in una sola sessione), con il Dax di Francoforte in flessione del 3,81%, Parigi-3,97%, Londra -2,66%. La peggiore in Europa è stata la Borsa di Milano, nel giorno in cui sono iniziate le votazioni per eleggere il futuro presidente della Repubblica: il Ftse Mib è crollato del 4,02% perdendo la soglia dei 26 mila punti attestandosi a quota 25.972 punti.

 I prezzi del petrolio sulle montagne... russe

Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio dopo un iniziale rialzo dovuto ai timori di interruzioni dell’offerta per le crescenti tensioni tra Russia e Ucraina, hanno inverito la tendenza e si muovono in calo con il Wti in flessione del 3,30% a 82,28 dollari al barile mentre il Brent retrocede del 2,85% a 84,58 dollari al barile. Per quanto riguarda i cambi, l’euro ha chiuso in calo in zona 1,1310 dollari; il biglietto verde ha guadagnato terreno anche nei confronti dello yen a quota 113,90. Sostanzialmente stabile a circa 128,80 il cambio tra la divisa unica europea e la valuta giapponese. Infine, caduta libera per il Bitcoin che perde oltre il 5% toccando un un minimo a 33.685 dollari, il valore più basso dallo scorso giugno: con questi dati la criptovaluta ha quasi azzerato tutti i guadagni registrati da gennaio 2021, quando si attestava intorno ai 33 mila dollari.

Le vendite bersagliano soprattutto i titoli del comparto industriale

Tutte negative le blue chips, con le vendite che hanno bersagliato soprattutto i titoli del comparto industriale: Stellantis -7,39%, Cnh -6,58%, Pirelli -5,47%. Più contenuto il ribasso di Tim (-2,48%), in un momento molto 'caldò per il settore italiano delle telecomunicazioni e in attesa del nuovo piano industriale della principale compagnia telefonica del Paese e della risposta alla proposta di Kkr di rilevare l’intero capitale della società. Sullo sfondo, le indiscrezioni su una possibile fusione tra le attività italiane di Vodafone e Iliad. Grande attenzione allo spread tra Btp e Bund tedeschi, uno dei termometri più sensibili per testare le tensioni politiche italiane: ebbene, nel giorno dell’inizio delle votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica, e dopo un’apertura poco mossa, lo spread tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco ha chiuso a 144 punti base, dai 141 punti di venerdì, in aumento dello 0,26%; il rendimento si è attestato all’1,35%. Gli analisti di Equita e della banca commerciale britannica NatWest hanno confermato che per i mercati finanziari lo scenario preferibile nella corsa al Quirinale sia quello di un Mattarella-Bis con Mario Draghi confermato alala guida del governo. In alternativa, sostengono gli esperti di Equita, l’ipotesi migliore sarebbe quella di eleggere Draghi alla carica di presidente della Repubblica, mentre sarebbe da evitare la scelta di un terzo nome non condiviso.

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