Lunedì, 06 Febbraio 2023
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LA MANIFESTAZIONE

Allarme nuovi attacchi in Brasile: cacciati tutti i capi della sicurezza

I sostenitori più radicali di Jair Bolsonaro: gruppi definiti «di estrema destra" hanno convocato sui social una «mega-manifestazione nazionale per la ripresa del potere» che potrebbe avvenire nelle prossime ore

Non si fermano nemmeno davanti all’arresto di centinaia di loro (che ora rischiano fino a 24 anni di carcere, secondo alcuni giuristi) i sostenitori più radicali di Jair Bolsonaro: gruppi definiti «di estrema destra" hanno convocato sui social una «mega-manifestazione nazionale per la ripresa del potere» che potrebbe avvenire nelle prossime ore tanto nella capitale federale, Brasilia (già duramente colpita dall’assalto in stile Capitol Hill di domenica scorsa), quanto in altre città del Paese.

Una minaccia presa molto sul serio dal governo del neo presidente della Repubblica, Luiz Inacio Lula da Silva, che ha già adottato una serie di misure di emergenza per blindare gli edifici pubblici in vista della possibilità di ulteriori disordini. Sulla gestione degli incidenti di tre giorni fa, intanto, iniziano a rotolare le prime teste: tutti i vertici delle forze di sicurezza di Brasilia, accusati di comportamento omissivo, sono stati esonerati su decisione del segretario esecutivo del ministero della Giustizia, Ricardo Cappelli.

Mentre nelle prossime ore dovrebbe finire in manette anche il segretario alla Pubblica sicurezza del Distretto federale, Anderson Torres, che per «difendersi» dalle accuse ha anticipato il rientro dagli Stati Uniti, dove si era recato per ferie proprio alla vigilia delle depredazioni. La sua «omissione» riguardo ai fatti di Brasilia è stata «ampiamente provata», il che è un fatto "gravissimo», secondo il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes. Quest’ultimo ha proibito l’occupazione e il blocco delle strade, nonché qualsiasi manifestazione organizzata davanti agli edifici pubblici. Il tutto dopo la notizia di nuove proteste annunciate su Telegram da estremisti pro-Bolsonaro.

L’ex leader di destra è stato nel frattempo dimesso dall’ospedale di Orlando, in Florida, dov'era stato ricoverato per problemi intestinali conseguenza dell’accoltellamento che subì nel 2018. Il suo entourage lo descrive piuttosto "abbattuto», e non solo per i problemi di salute. Bolsonaro (sempre più isolato anche tra i fedelissimi, sostengono alcuni media) sa che presto dovrà fare anche lui i conti con la giustizia: il suo rientro anticipato in patria, annunciato ieri, gli servirà tra l’altro per scegliere l’equipe di avvocati incaricati della sua difesa, ora che viene indicato come istigatore morale dei reati compiuti dai suoi ultrà nelle sedi di Congresso, Presidenza della Repubblica e Corte suprema.

«Vorrei pensare a qualcosa di minore del golpe, che sia stata opera di un gruppo di squilibrati», ha commentato oggi Lula a mente fredda. «Sono atti di una minoranza che continua a credere nella menzogna di brogli alle elezioni e che non vuole accettare il fatto che la nostra urna elettronica è la migliore al mondo», ha aggiunto l’ex sindacalista, che il 30 ottobre ha sconfitto Bolsonaro al ballottaggio. «Avrei voluto evitare l’intervento federale, ma questa gente non vuole dialogare», ha concluso Lula, che poi ha ribadito l’intenzione di «punire severamente chi non vuole accettare la democrazia».

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