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Francia, Macron promette di non dimettersi fino a fine mandato. Bardella: "Non sarò premier senza una maggioranza"

Emmanuel Macron

In una lettera pubblicata dai media francesi, il presidente Emmanuel Macron «promette» di «agire fino a maggio 2027», data della fine del suo secondo mandato. E' una smentita alle voci, rilanciate da Marine Le Pen, di possibili dimissioni del capo dell’Eliseo di fronte a una situazione di crisi politica.

Alla vigilia della settimana che porterà i francesi al voto anticipato, la tensione resta altissima e l’orizzonte di una crisi inedita nella Quinta Repubblica è sempre più confuso. Jordan Bardella, il giovane delfino di Le Pen, ha chiarito che lui farà il premier soltanto con la maggioranza relativa non lo farà. Una prospettiva che costringerebbe Macron a trovare una soluzione alternativa tutt'altro che evidente. Attal, premier attuale, punta sul campo macroniano: «siamo quelli che crescono di più nei sondaggi». A gauche, bordata dell’ex presidente François Holland al capo de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon: «Se vuole fare un favore al Nuovo Fronte Popolare, si metta da parte e taccia». Sulla campagna elettorale lampo incombe sempre l’ombra dell’antisemitismo. A Courbevoie, dove la settimana scorsa una ragazzina di 12 anni è stata stuprata e minacciata di morte in quanto ebrea, mille persone hanno dato vita ad un corteo di protesta e il presidente Emmanuel Macron ha twittato: "Educhiamo, non cediamo nulla, puniamo».

Contemporaneamente, un candidato dell’estrema destra del Rassemblement National, Joseph Martin, sospeso per una frase antisemita, è stato riabilitato perché sarebbe stato chiarito da una commissione interna al partito che nella frase incriminata avrebbe fatto dell’ironia sulla morte di un noto negazionista di estrema destra, Robert Faurisson. «Il gas ha reso giustizia alle vittime dell’Olocausto», aveva scritto il candidato Martin. Attribuendo, per ignoti motivi, la morte di Faurisson a un mai avvenuto incidente domestico con il gas. I sondaggi sulle proiezioni in seggi del voto danno un’Assemblée Nationale inedita, con la maggioranza relativa al Rn (fra 210 e 250 seggi), inseguito dal Nuovo Fronte Popolare (180-210) e dai macroniani di Ensemble (75-105). I lepenisti sembrano lontani dalla maggioranza assoluta (almeno 289 seggi) e se così sarà, Bardella non chiederà di essere nominato premier: "Accetterò soltanto se arriveremo in testa e se i francesi ci accorderanno la maggioranza assoluta». Per il premier attuale, Gabriel Attal, questa insistenza di Bardella nel porre condizioni «comincia ad assomigliare sempre di più a un rifiuto dell’ostacolo», dizione usata anche nell’ippica quando il cavallo in corsa si ferma davanti alla barriera da superare. Continuano intanto regolamenti di conti e litigi nel variegato Fronte della gauche, composto da elementi in molti casi incompatibili.

L’ex presidente François Hollande, tornato a candidarsi per l’occasione, ha usato parole nettissime contro Mélenchon, il cui eventuale avvento alla guida del governo in quanto leader del partito che più pesa nell’alleanza preoccupa non poco, viste le sue ricorrenti intemperanze verbali. «Se vuole fare un favore al Nuovo Fronte Popolare - ha detto Hollande ad un gruppo di giornalisti - bisogna che si metta da parte e taccia. Non nego le sensibilità che egli rappresenta - ha spiegato l’ex presidente - ma quando i numeri di ostili alla sua candidatura sono superiori a quelli di Marine Le Pen o Jordan Bardella, bisogna interrogarsi sull'interesse generale». Soprannominato «il tribuno» della gauche, Mélenchon ha fatto fischiare ad un suo comizio il nome dell’ex presidente, rispondendogli così: «La popolarità non sta dove crede lui, voi sapete che tipo di uomo sono io. Se sono a questo posto è perché in questi anni non ho mai ceduto a nessuno».

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