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Khalid Shaikh Mohammed, la mente dell'11 settembre patteggia: è bufera negli Usa

Ha accettato di dichiararsi colpevole in cambio del carcere a vita, evitando in questo modo un processo a Guantanamo che si sarebbe potuto concludere con la condanna a morte

Dopo quasi un quarto di secolo si chiude con un patteggiamento un capitolo di storia. Il cervello delle stragi dell’11 settembre, Khalid Shaikh Mohammed, e due dei suoi complici hanno accettato di dichiararsi colpevoli in cambio del carcere a vita, evitando in questo modo un processo a Guantanamo che si sarebbe potuto concludere con la condanna a morte.

Un alto funzionario del Pentagono ha dato luce verde al patteggiamento di Mohammed e dei due associati, Walid bin Attach e Mustafa al-Hawsawi, detenuti da anni nella base prigione nell’isola di Cuba. Fonti del New York Times, che per primo ha dato notizia dell’accordo, spiegano che l’intesa, raggiunta dai complici di Osama bin Laden in ben 27 mesi di negoziati, servirà a dare «un senso di chiusura e di giustizia» alle famiglie delle vittime delle stragi di al Qaida. Immediate però le polemiche: il candidato repubblicano alla vicepresidenza JD Vance ha bollato come «ridicolo» il patteggiamento ("abbiamo bisogno di un presidente che uccida i terroristi, non che tratti con loro"), che ha diviso nelle reazioni anche le famiglie delle vittime: per alcuni, timorosi di non arrivare vivi alla soluzione del caso, l’intesa ha causato un sospiro di sollievo, mentre altri parenti, che agognavano la condanna a morte, sono rimasti delusi. «Sono arrabbiata», ha detto al Times Kathleen Vigiano, che al World Trade Center ha perso il marito Joseph e il cognato John, entrambi pompieri morti nei soccorsi: «Quei tre hanno ucciso tremila persone e c'è gente che ancora continua a morire di cancro per i veleni sprigionati dal crollo delle Torri Gemelle».

Per Anthony Romero, capo della American Civil Liberties Union, che rappresenta Mohammed, l’intesa invece è stata «la scelta giusta» e «l'unica soluzione pratica dopo quasi due decenni di azioni legali». L’accordo, che potrebbe essere formalizzato in tribunale già la prossima settimana, evita un processo che sarebbe potuto durare da 12 a 18 mesi e il cui esito, a dispetto dell’enormità del crimine, non era per nulla scontato: oltre un decennio di udienze preprocessuali si erano concentrate infatti sulla questione se le torture a cui erano stati sottoposti i terroristi - nel caso di Mohammed 183 sessioni di waterboarding - avevano contaminato le prove contro di loro. «In cambio dell’abolizione della pena di morte come possibile punizione, i tre imputati hanno accettato di dichiararsi colpevoli dei reati che gli sono contestati, compreso l’omicidio di 2.976 persone», si legge in una lettera inviata alla famiglie delle vittime dal contrammiraglio Aaron Rugh, il capo delle commissioni militari di inchiesta sulle stragi. Un ingegnere che aveva studiato negli Stati Uniti, il 59enne Mohammed era accusato di aver avuto l’idea di dirottare aerei per farli schiantare contro edifici e di averla presentata nel 1996 a Bin Laden, che aveva dato luce verde. In base all’accordo, il terrorista ha accettato di rispondere a tutte le domande che i familiari delle vittime vorranno sottoporgli sulla genesi e la dinamica degli attentati: un processo definito di "giustizia ristorativa» che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno.

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