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Ex compagno ad Harvard: "Robert Kennedy Jr. vendeva cocaina". Nel programma di Trump c'è la pena di morte per gli spacciatori

Un ex compagno di Robert Kennedy Jr. a Harvard ha accusato l’ex candidato indipendente alla presidenza di avergli venduto una dose di cocaina. Ieri Rfk si è ritirato dalla corsa alla Casa Bianca e ha appoggiato Donald Trump. A ruota, dopo l’annuncio, Kurt Andersen, scrittore e co-fondatore del magazine Spy, lo ha denunciato sulla rivista The Atlantic: «A un certo punto, quando ero al primo anno di college negli anni Settanta, decisi di procurarmi un grammo di coca ad uso personale. Un amico mi disse che un ragazzo della nostra classe la vendeva. Lo spacciatore era Bobby Kennedy».

Per la dose acquistata nella stanza di college di Rfk alla presenza del fratello maggiore del candidato Joseph Kennedy II, Anderson pagò 40 dollari, l’equivalente di 300 dollari di adesso: «Un sacco di soldi. Ma la cocaina comprata da un Kennedy accompagnato da un fratello Kennedy... mi sembrò allora che il glamour valesse la pena».

Lo scrittore, famoso per aver definito nel 1988 Donald Trump come «un volgarone dalle dita corte», sostiene di aver deciso di rivelare questo aneddoto personale dopo aver appreso dell’endorsement di Rfk all’ex presidente: «Nella piattaforma di Trump c'è la pena di morte per gli spacciatori. Mi chiedo cosa avrebbe pensato il Bobby di allora di finire sulla forca a 19 anni».

Le dipendenze di Kennedy dalla droga sono ben note e in un articolo di qualche mese fa su Vanity Fair si affermava che a Harvard il figlio di Bob e Ethel Kennedy avrebbe fatto da "pifferaio magico» per i compagni. L’ultimo aneddoto si aggiunge a una serie di comportamenti anomali da parte dell’ex candidato che ora aspira a un posto in una eventuale amministrazione Trump: dalle foto in cui fa mostra di addentare un cane cotto alla brace alla bizzarra storia dell’orso morto lasciato accanto a una bicicletta per simulare un incidente a Central Park.

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