
Secondo un funzionario della sicurezza di Gaza, più di 200.000 sfollati sono tornati a piedi nel nord di Gaza nelle due ore successive all’apertura del valico. I posti di blocco per le auto sono stati aperti alle 09:00 ora locale, due ore dopo la riapertura degli attraversamenti pedonali, ma l’Afp segnala ritardi per i veicoli. Il governo di Gaza ha impiegato «più di 5.500» persone per "agevolare il ritorno degli sfollati» a Gaza City e nel nord. Secondo le stime del governo, la popolazione di Gaza City e del nord avrà bisogno di 135.000 tende e roulotte per tornare alle proprie case distrutte.
«Molti di noi si stanno muovendo per tornare al Nord, ma chi è arrivato ci dice che manca l’acqua, l'elettricità, il cibo, le medicine. Ci raccontano che le strade non esistono più e quindi mancano i punti di riferimento. E' difficile anche costruire una tenda provvisoria. Le case sono state distrutte e chi è andato per cercare i propri familiari sepolti dalle macerie non li ha trovati: i resti sono stati divorati dai cani. E’ come essere in trappola anche perché dal Nord, prima di una settimana, non si può tornare al Sud. Ma abbiamo bisogno di tornare». A parlare all’Ansa è Mohammed Almajdalawi, 47 anni, sfollato durante la guerra a Sud di Gaza nel campo di Deir al-Balah. Parla italiano, quanto serve per farsi capire, perché è un volontario dell’Acs, Associazione di cooperazione e solidarietà, una ong italiana.
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