Lunedì, 14 Ottobre 2019
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Si riaccende il dibattito sulla Flat tax: ecco cosa prevedono le due "ricette" di Lega e M5s

Si riaccende il dibattito sulla flat tax, dopo lo studio pubblicato dal Mef che quantifica in 60 miliardi la 'riforma' così come voluta dalla Lega. Stima che però è stata smentita dallo stesso Tria.
Sia come sia, nel programma di governo era prevista l’introduzione di due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie. La manovra ha già introdotto per i lavoratori autonomi (con ricavi fino a 65 mila euro) un’aliquota del 15%, e dal 2020 del 20% sulla quota eccedente fino a 100.000 euro. Ma è sui lavoratori dipendenti e sulle famiglie che si sta consumando l’ennesimo confronto tra Lega e Cinquestelle.

Letteralmente, la flat tax significa in italiano «tassa piatta», basata su un sistema fiscale non progressivo e quindi calcolata come «aliquota fissa». Solitamente tale sistema si riferisce alle imposte sul reddito familiare, e talvolta sui profitti delle imprese, tassate con un’aliquota fissa. Questo sistema di tassazione fu ideato per la prima volta nel 1956 dall’economista statunitense Milton Friedman. Secondo i sostenitori della flat tax, sosterrebbe la crescita economica: ad oggi, è in vigore in Russia e in alcune Repubbliche ex sovietiche, dove è particolarmente diffusa.

In Italia, negli anni, il dibattito si è riacceso periodicamente: ad esempio, la sua introduzione venne propugnata da Silvio Berlusconi nel 1994, quando propose un’aliquota del 33% (con una no-tax area per i più poveri) al posto dell’Irpef progressiva. La flat tax è poi tornata come tema politico periodicamente, fino ad essere ribadita con forza nell’ultima campagna elettorale da Berlusconi stesso e dal leader della Lega Matteo Salvini. Dopo il voto del 4 marzo, la flat tax è quindi entrata nel programma di governo stipulata dalla Lega assieme ai 5 Stelle.

LE DUE 'RICETTE'. Per il Carroccio, l’imposta deve essere disegnata sulla famiglia: in questo caso, l’aliquota del 15% va applicata ai redditi del nucleo familiare fino a 50 mila euro (cancellando poi tutte le detrazioni e i bonus sostituiti con deduzioni che crescono in valore in proporzione al reddito e al numero dei figli) mentre per i redditi superiori ai 50 mila euro scatterebbe l’aliquota al 20%. Per il M5S, invece, vanno introdotte tre scaglioni e si prevede l’allargamento della "no tax area"da 8.174 ai 9.360 euro. Il primo scaglione riguarda i redditi fino ai 25 mila euro (aliquota tra il 24 e il 25%), per i redditi dai 25 mila fino a 100 mila l’aliquota sarebbe del 38%, mentre per i redditi superiori ai 100 mila l’aliquota sarebbe del 43%.

Oltre i 75.000 euro di reddito, ovvero per il quinto ed ultimo scaglione di reddito, l’aliquota Irpef è pari al 43%. I contribuenti facoltosi, che percepiscono un reddito annuo eccedente i 75 mila euro, ovvero oltre 6.250 euro mensili dovranno corrispondere 25.420 euro più il 43% sul reddito eccedente.

FLAT TAX 'SPECIALE' PER I PENSIONATI. La manovra ha anche introdotto, oltre che per i lavoratori autonomi, una flat tax con aliquota al 7% per i pensionati residenti all’estero da almeno 5 anni che scelgono il Sud. L’imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria con aliquota del 7%, si applica per cinque periodi d’imposta ed è rivolta a coloro che scelgano di trasferire la loro residenza, in Italia, nei comuni con popolazione non superiore ai 20.000 abitanti delle Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia. Questo per evitare il fuggi fuggi di pensionati che pur di non pagare le tasse scelgono di vivere in altri paesi fiscalmente più convenienti, come ad esempio il Portogallo.

COME FUNZIONA OGGI. Ci sono 5 aliquote e altrettanti scaglioni Irpef. Il primo scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 0 e 15.000 euro l’anno. In questo caso l’aliquota Irpef è del 23%, che corrisponde - nel caso di massimo reddito per questa fascia, 15.000 euro - a una tassazione di 3.450 euro. Nella prima fascia sono ricompresi tutti i lavoratori che percepiscono un reddito non superiore a 1.250 euro. Il secondo scaglione Irpef è quello che comprende i redditi tra da 15.001 euro a 28.000 euro. L’aliquota riservata a questa fascia è del 27%, con una tassazione - nel caso di reddito più alto - di 6.960 euro. Sono rappresentati da tale categoria le persone con reddito mensile non superiore a 2.335 euro. E’ importante evidenziare che a partire dal secondo scaglione in poi (quindi in caso di reddito maggiore rispetto a quello con aliquota base), si applica l’aliquota successiva solo per la parte eccedente di reddito. Il terzo scaglione di reddito è quello compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro, per contribuenti con un reddito massimo di 4.583 euro. L’aliquota Irpef è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda (ossia si applica il 38% solo per la quota di reddito che supera i 28mila euro, ai quali si applica l’aliquota precedente del 27%). In questo caso, la quota Irpef sarà pari a 17.220 euro in caso di reddito più alto. Il quarto scaglione Irpef coinvolge tutti i contribuenti da 55.001 euro a 75.000 euro, che presentano un reddito mensile non superiore a 6.250 euro. Per questi contribuenti, l’aliquota Irpef sulla quota eccedente il precedente scaglione è del 41% e di conseguenza l’onere fiscale più alto sarà pari a 25.420 euro.

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