Lunedì, 19 Agosto 2019
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LA POLEMICA

"Il 2 giugno è festa anche di migranti e rom", è scontro tra Fico e Salvini

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Roberto Fico

Mentre i reparti marciano in via dei Fori Imperiali, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, smanetta col suo smartphone in tribuna. Il tweet esce a parata non ancora conclusa ed ha come bersaglio il presidente della Camera, Roberto Fico, che assiste allo sfilamento a pochi metri da lui: «Io - scrive il titolare del Viminale - dedico la Festa della Repubblica all’Italia e agli Italiani».

Fico, prima dell’inizio della cerimonia, aveva dedicato la Festa anche «ai migranti che si trovano nel nostro territorio, ai rom e ai sinti». E così la sfilata del 2 giugno - già funestata dalle polemiche assenze di ex generali ed ex ministri della Difesa - diventa il palcoscenico di un nuovo capitolo dello scontro tra i due alleati di Governo. Alla fine - sotto il sole cocente della prima giornata estiva dell’anno - bagni di folla e selfie per Salvini e per il premier Giuseppe Conte.

In attesa dell’arrivo del capo dello Stato, Sergio Mattarella, ai Fori, pochi minuti prima della partenza della Rivista, Fico si concede ai giornalisti e si capisce subito dove vuole andare a parare. «Questa Festa - dice - va dedicata a tutti gli italiani, ai migranti che si trovano nel nostro territorio, ai più deboli, ai rom, ai sinti. Questa è la forza della nostra Repubblica: non fare differenze di sesso, razza o religione, perchè sotto questo angolo di cielo che si chiama Italia sventola per tutti la stessa bandiera».

Un’uscita che naturalmente scatena Salvini, unico senza cravatta sul palco autorità. Dopo la prima replica via tweet, scende dai cronisti a parata conclusa e rincara la dose. «Questa è - ricorda - la Festa degli italiani, non dei rom e degli immigrati. Nei campi rom di legalità ce n'è poca, quindi preferisco festeggiare i nostri militari. Qua c'è gente che rischia la vita per difendere l’Italia e sentire un presidente della Camera che dice che è la festa dei migranti e dei rom fa girare le scatole ed è un torto anche per chi ha sfilato».

Le parole di Fico provocano anche una presa di distanza del leader M5S, Luigi Di Maio. «Oggi - osserva - è la festa di tutti gli italiani, soprattutto di quelli che hanno perso la pazienza, che aspettano risposte, che non ne possono più di parole ma che si aspettano fatti concreti! Una festa che ci deve unire tutti. Invece anche il 2 giugno si è trovato il modo di fare polemica, per di più davanti ai nostri soldati. Io e Roberto - puntualizza - su queste questioni siamo molto diversi, non è una novità. Io non avrei mai alimentato questa polemica di distrazione di massa sui migranti il 2 giugno. È una sua opinione, lui è il presidente della Camera, io il capo politico del M5S».

Lo scontro sale e oscura la parata dell’"inclusione", il contestato tema scelto in questo 73/o anniversario dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, seduta il tribuna accanto a Mattarella. Il capo dello Stato, da parte sua, ha 'benedetto' la scelta: «Il tema della inclusività - ha spiegato - bene rappresenta i valori scolpiti nella nostra Carta, che sancisce che nessun cittadino può sentirsi abbandonato, bensì deve essere garantito nell’effettivo esercizio dei suoi diritti».

E in questa fase di forte fibrillazione post-europee, i Fori sono stati il teatro di conversazioni sulle sorti del Governo.
Salvini, il ministro Giovanni Tria, Giancarlo Giorgetti, hanno confabulato prima della cerimonia. Anche l’ordinario militare, monsignor Santo Marcianò, si è intrattenuto col ministro dell’Interno. «Gli ho detto che è bello che ci tenga alle radici cristiane del Paese», ha riferito il religioso.

Il consueto passaggio delle Frecce Tricolori ha segnato la fine della parata. E’ seguito quindi il bagno di folla per Conte e Salvini. Il capo del governo ha percorso a piedi il tratto dei Fori fino quasi a Piazza Venezia e appena sceso dalla tribuna, è stato circondato da decine di cittadini. «Conte non mollare», «Conte sei il migliore», sono state alcune delle parole rivolte al premier. E lui non si è sottratto, trattenendosi per circa 30 minuti e scattando spesso lui stesso il canonico selfie. Salvini si è fermato in strada per quasi due ore, prima sotto il sole, poi sotto una tribuna. Anche in questo caso foto, autografi, incoraggiamenti. «E' rispetto», ha spiegato alla fine. Il Pd ricorda però un leader della Lega non molto entusiasta della ricorrenza in un tweet del 2 giugno di sei anni fa: «Notte serena amici, oggi non c'è un c... da festeggiare».

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