Domenica, 17 Novembre 2019
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LA SITUAZIONE

Crisi di governo, il M5s chiude a Salvini. La palla in mano a Conte

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Palazzo Chigi

Indietro non si torna. Il Movimento Cinque Stelle non ha più dubbi: non c'è più spazio per nessuna ricucitura con la Lega dopo il clamoroso strappo dei giorni scorsi. Nessuna controproposta da parte del partito di via Bellerio, tantomeno quella eclatante di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, potrà mai modificare le cose. Anche l’ipotesi di «far decantare la situazione», avanzata dal sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, viene bruscamente respinta al mittente.

«Tenere lontano dal governo Salvini è ormai diventato un dovere democratico», tuona il senatore M5s Primo Di Nicola. "Salvini si metta l’anima in pace: non siamo al cinema», incalza un altro pentastellato, Cristian Romaniello. Durissimo contro il ministro dell’Interno anche il blog delle Stelle. Su un lungo post quello che formalmente è ancora l’alleato di governo viene trattato come un avversario politico, con toni già da campagna elettorale: «Anche oggi i ministri Lega si dimettono domani. Salvini ha provato a fregarci tutti, ma alla fine si è fregato lui».

Insomma, la formula usata dal capo politico - «la frittata e fatta» - resta valida. Il Movimento chiude ogni spiraglio che in qualche modo punti a rimettere indietro le lancette di questa crisi la cui soluzione resta tuttora un rebus di difficile soluzione. A questo punto, occhi puntati su Giuseppe Conte e le sue attesissime comunicazioni in programma alle 15 di martedì nell’Aula di Palazzo Madama.

Al di là delle febbrili consultazioni tra i partiti di questi giorni sugli scenari futuri, sarà il premier a decidere come e quando muovere il primo passo, avviare alla crisi in seguito a un voto parlamentare o recandosi direttamente al Colle per rimettere il suo mandato. Nel frattempo, anche oggi, un nuovo violentissimo round dello scontro frontale tra il Presidente del Consiglio e il titolare del Viminale sul tema dei migranti.

Conte decide di inviare una seconda lettera a Salvini in cui ritiene necessario autorizzare lo sbarco immediato delle persone di età inferiore agli anni 18 presenti sulla nave Open Arms. Pochi minuti dopo la Lega fa sapere che lo sbarco «dei presunti minori è una scelta di esclusiva responsabilità del premier». Quindi in una lunga e articolata lettera, Salvini risponde che suo malgrado, accetta la decisione di Conte.

Il trasbordo dei minori dalla nave non era ancora partito che fonti dei Cinque Stelle tornavano ad attaccare il "Capitano": «Salvini parla da ministro di quale governo? Salvini ha fatto cadere il governo e pretende ancora di fare il ministro. Parla da ministro, ma per conto di chi e di cosa se ha detto che vuole sfiduciare il governo? Si dimetta se ha un briciolo di coerenza».

Ma se i rapporti interni a quella che si può definire l’ex maggioranza sono ai minimi termini, anche all’interno del Pd non regna certo la concordia. A dividere le varie anime dem è sempre l'eventuale alleanza di governo con i pentastellati. Matteo Renzi ribadisce la necessità di un «governo istituzionale», definendo quindi «folle» l’ipotesi di votare a ottobre. Sul fronte radicalmente opposto Carlo Calenda che si dice pronto a lasciare i dem ove mai non si andasse al voto: "Con i grillini il Pd è finito. Elezioni subito o farò un altro partito», scrive su twitter. Anche il partito azzurro ribadisce di volere le urne prima possibile : «Basta con acrobati, giocolieri e funamboli della politica: Forza Italia - osserva Giorgio Mulè - chiede e ripete con coerenza di tornare al voto e restituire la parola agli elettori».

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